Friday 10 February 2012, 05:18

Honduras: Micheletti trema, dopo cento giorni non ha piegato la Resistenza e vuole dialogare

Roberto Micheletti, il dittatore di Tegucigalpa, dopo non essere riuscito a piegare cento giorni di Resistenza popolare al colpo di Stato ed essere addirittura arrivato a minacciare il Brasile (che ospita il presidente legittimo Mel Zelaya nella propria Ambasciata) cambia improvvisamente tono e si dispone a dialogare e perfino ad accettare di restituire il governo a Zelaya.

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RSS Feed for This Post 5 Commenti

  1. Raffaele Della Rosa | 7 ottobre 2009 07:27 | Rispondi

    “Il vulnus resta sempre il che fare con le elezioni (che al momento l’opposizione democratica non può riconoscere), se riconoscerle (la comunità internazionale è dubbiosa) e chi le gestirà. Micheletti è cosciente che quello è il suo tetto e il suo compito storico: imporre un altro uomo dell’oligarchia per prolungarne per ancora un mandato il potere. Un prezzo per il quale ora può ben dialogare.”

    E’ un po’ cpme se qualcuno rubasse una grossa somma di denaro, la usasse per concluderci eccellenti affari e poi si dichiarasse disposto a restituirla, magari con un po’ di interessi, il minimo possibile, per carità….ma senza mettere in discussione quello che ha guadagnato utilizzando la somma rubata…

    Sono riusciti a non far governare Zelaya, a cancellare (almeno temporaneamente) dall’agenda politica hondureña qualsiasi idea di referendum, di Assemblea Costituente, di cambio costituzionale e quindi per due o tre mesi potrebbe anche tornare Zelaya, con le le elezioni gestite da un esercito, polizia, burocrazia in buona parte nelle loro mani…è ovvio che se finisse così avrebbero vinto su tutta la linea di golpisti “democratici”, stile Bergamo Alta.

    Soluzione che credo farebbe contenti non solo i repubblicani USA ma anche il democratici clintoniani, che quelli come Zelaya, quando va proprio bene, ma proprio bene, sono al massimo, disposti a subirli.

  2. Eliobonomi | 7 ottobre 2009 10:45 | Rispondi

    E’ solo una strategia per sconfiggere Zelaya e le riforme con “libere elezioni” pilotate dalla Cia. Questo colpo di stato è stato anomalo fin dall’inizio, i falchi USA non sono mica così fessi da ripetere esperienze passate rivelatesi fallimentari. Bloccare il processo di integrazione del Latinoamerica è un processo necessario e l’imperialismo non può permettersi di fallire. E mica sono scemi, purtroppo….

  3. Lorenzo Gramaccioni | 7 ottobre 2009 14:37 | Rispondi

    Subirli per non più di 8 minuti però.

  4. Lorenzo Mortara | 8 ottobre 2009 00:52 | Rispondi

    L’unico potere legittimo è quello del popolo lavoratore. Mel Zelaya e tanti come lui saranno già pronti a trattare, cioè a darla vinta di nuovo all’imperialismo americano e all’oligarchia che sta dietro il dittatore. La vera debolezza di Micheletti sta in chi non è pronto ad approfittarne per fucilarlo, lasciare Zelaya a invocare sciocchezze chissà dove, e proseguire assieme al popolo vittorioso verso la rivoluzione. Perché riconsegnare a Zelaya il potere quando i lavoratori ce l’hanno a portata di mano? Una rivoluzione in Honduras potrebbe propagarsi in tutta l’America latina e anche di più. Guai a perdere l’occasione per andare dietro ai pregiudizi borghesi sulla legittimità di un potere che non andrà più in là di un pezzo di carta.

  5. Alessandro Vigilante | 8 ottobre 2009 02:23 | Rispondi

    Ruolo dalla Chiquita:
    http://www.emigrazione-notizie.org/news.asp?id=7509

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