- Gennaro Carotenuto - http://www.gennarocarotenuto.it -

Per Simonetta Salacone, che non ha fatto silenzio

Il "minuto di silenzio" per i soldati italiani uccisi in un attentato a Kabul, imposto il 21 settembre nelle scuole italiane da una direttiva della ministra Gelmini, è parte di un più vasto complesso di rituali consensuali [1] finalizzati a produrre identificazione collettiva nella spedizione militare in Afghanistan, presentata come "missione di pace".

La marginalizzazione delle voci critiche è parte integrante di questa strategia. Molte/i insegnanti e dirigenti scolastici hanno rifiutato, ignorandola, questa imposizione, altre/i hanno scelto di manifestare e motivare pubblicamente il proprio dissenso, ed è contro queste/i che si è concentrata una campagna intimidatoria da parte di esponenti del governo che sollecitano pesanti sanzioni disciplinari [2]. Il bersaglio privilegiato di questa sorta di linciaggio simbolico [3] e burocratico è divenuta – evidentemente [4] anche a causa del suo impegno contro la cosiddetta riforma Gelmini [5]Simonetta Salacone [6], dirigente scolastica della materna-elementare Iqbal Masih di Roma, scuola sotto la quale un gruppo di militanti della Giovane Italia, movimento giovanile del Pdl, ha inscenato una manifestazione non autorizzata di stampo squadrista [7], che ha costretto genitori e insegnanti a creare un cordone per proteggere le/i bambine/i.
E’ il momento per chi condivide questo rifiuto di impedire la creazione di un capro espiatorio manifestando apertamente il proprio dissenso. L’appello Contro l’imposizione del silenzio [8] può essere uno degli strumenti per farlo.
.