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Per Simonetta Salacone, che non ha fatto silenzio

Il "minuto di silenzio" per i soldati italiani uccisi in un attentato a Kabul, imposto il 21 settembre nelle scuole italiane da una direttiva della ministra Gelmini, è parte di un più vasto complesso di rituali consensuali finalizzati a produrre identificazione collettiva nella spedizione militare in Afghanistan, presentata come "missione di pace".

La marginalizzazione delle voci critiche è parte integrante di questa strategia. Molte/i insegnanti e dirigenti scolastici hanno rifiutato, ignorandola, questa imposizione, altre/i hanno scelto di manifestare e motivare pubblicamente il proprio dissenso, ed è contro queste/i che si è concentrata una campagna intimidatoria da parte di esponenti del governo che sollecitano pesanti sanzioni disciplinari. Il bersaglio privilegiato di questa sorta di linciaggio simbolico e burocratico è divenuta – evidentemente anche a causa del suo impegno contro la cosiddetta riforma GelminiSimonetta Salacone, dirigente scolastica della materna-elementare Iqbal Masih di Roma, scuola sotto la quale un gruppo di militanti della Giovane Italia, movimento giovanile del Pdl, ha inscenato una manifestazione non autorizzata di stampo squadrista, che ha costretto genitori e insegnanti a creare un cordone per proteggere le/i bambine/i.
E’ il momento per chi condivide questo rifiuto di impedire la creazione di un capro espiatorio manifestando apertamente il proprio dissenso. L’appello Contro l’imposizione del silenzio può essere uno degli strumenti per farlo.
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