Sete di verità
“La lotta alla mafia deve essere un movimento culturale morale che coinvolga tutti, specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità, quindi complicità.” Paolo Borsellino
Eravamo circa mille persone a piazza Bocca della Verità, Roma, il 26 settembre scorso. L’occasione era la manifestazione “Agenda rossa”. Molti, spero, sanno già di cosa si tratta; per chi non lo sapesse la “Agenda rossa” in questione apparteneva a Paolo Borsellino, magistrato palermitano ucciso il 19 luglio 1992 in via d’Amelio, Palermo. Viene spontaneo domandarsi il perché di tale manifestazione a più di diciassette anni dalla sua scomparsa. E’ presto detto: in breve, nuove rivelazioni di alcuni pentiti di mafia hanno riportato l’attenzione sulla strage di via d’Amelio, per molto tempo definita come strage “di mafia”, perché “voluta” dalla mafia. Ebbene, le indagini della Procura di Caltanissetta, che ha da poco riaperto il caso, mettono in evidenza come Paolo Borsellino possa essere stato vittima non della mafia, bensì dello Stato: in seguito all’uccisione di Giovanni Falcone ( questa sì strage di mafia) a Capaci, il 23 maggio 1992, lo Stato, tramite i servizi segreti, aveva avviato una trattativa con la mafia per porre fine alle stragi, trattativa che consisteva nell’accondiscendere, da parte dello Stato, alle pretese mafiose: si da alla mafia quanto chiede e basta con i morti. Naturale che questo fosse a tutto vantaggio proprio della mafia, che avrebbe potuto ottenere sconti di pena nel Maxiprocesso, che contro di lei si stava aprendo, e quant’altro. Era proprio su questa trattativa Stato-mafia che Borsellino stava indagando, stava cercando di far luce su quali fossero i pezzi delle Istituzioni che fornivano la copertura politica ai servizi segreti per portare avanti la trattativa. Nel corso delle sue indagini era proprio nella Agenda rossa che Borsellino annotava le sue considerazioni e fu questa la motivazione che spinse qualcuno a farla sparire quel pomeriggio del 19 luglio dal luogo della strage.
Risulta adesso evidente che a volere la morte del magistrato palermitano erano da una parte la mafia, per portare avanti la trattativa e ottenere i propri obbiettivi, dall’altra lo Stato, perché non poteva permettere che un magistrato scoprisse i volti delle Istituzioni che stavano dietro la trattativa. Lampante a questo punto questa frase di Paolo Borsellino a pochi giorni dalla strage:
“Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri”.
Credo sia adesso evidente il perché della manifestazione a Roma il 26 settembre. C’è moltissima gente che chiede verità, giustizia su quelle vicende, perché è inutile e controproducente negare che il sistema partitico e politico di oggi non sia stretta conseguenza di quelle verità nascoste. Usando una definizione di Marco Travaglio, giornalista esperto in casi giudiziari, l’agenda rossa di Paolo Borsellino rappresenta la “Scatola nera” della Seconda Repubblica, ovvero in essa si nascondono i segreti che hanno prodotto il contesto politico attuale: in altre parole, se Borsellino avesse potuto portare a termine le indagini, sarebbero saltate molte poltrone dello Stato e forse la Seconda Repubblica avrebbe fondato le sue basi su verità sacrosante e spirito di giustizia. Invece no, siamo figli dei segreti del ’92 e il nostro sistema politico è nato tra menzogne e verità nascoste.

E’ stata una manifestazione intensa, promossa soprattutto da Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso, e da tutte le persone che con lui portano avanti questa battaglia da 15 anni ormai: hanno contribuito e partecipato Antonio di Pietro, Luigi de Magistris, Gioacchino Genchi, Beppe Grillo, Marco Travaglio, Sonia Alfano, solo per fare alcuni nomi. E’ stata una manifestazione apartitica, nessuna bandiera di partito, solo una marea di Agende rosse portate in mano e alzate in alto, da persone che chiedono solo verità. Nonostante ciò nessun rappresentante delle nostre Istituzioni si è sentito in dovere di venire a manifestare e dare il suo appoggio, nessuno! Da una parte un popolo che chiede verità e giustizia e dall’altra una classe politica che volta le spalle:
“Forse perché complice di quelle stragi?”
Nessuno può dirlo (ancora), ma a questa domanda, che ho personalmente rivolto a Salvatore Borsellino, egli mi ha risposto: “Di recente Berlusconi ha definito follia pura il voler riaprire le inchieste sulle stragi del ’92, criticando aspramente i magistrati di Palermo, Milano e Caltanissetta, dicendo che sono Procure che usano i soldi pubblici per costruire falsità contro di lui ( http://www.youtube.com/watch?v=_62WRclLCOU ) ; ma nessuno di quei magistrati ha mai parlato di Berlusconi nelle inchieste sulle stragi: qui ci si trova ad un bivio, o il Presidente del Consiglio non sa quello che dice o lo sa fin troppo bene, sa che quelle inchieste potrebbero far saltar fuori nomi di persone con le quali è colluso o addirittura il suo; di conseguenza si spiegano quelle critiche”.

Ho avuto la fortuna di parlare con molte persone impegnate da anni nella lotta alla mafia e tra quelle persone, il Popolo delle agende rosse, ho subito riscontrato la forte volontà di cambiare questo stato di cose, la necessità di senso civico per questo paese, una richiesta di maggiore responsabilità e moralità da parte di chi governa. Tutti principi che ogni cittadino deve avere a cuore! Specialmente nelle realtà in cui le mafie sono più influenti bisogna essere vigili e porre l’interesse comune davanti a quello personale.
E’ molto difficile passare dalle parole ai fatti. Manifestare la propria insofferenza a questo stato di cose caratterizzato dal palese degrado civico può essere un ottimo punto di partenza. Questo è stato il significato di questa manifestazione per me, fare chiarezza sul passato per costruire un miglior futuro. Ed il contesto sociale in cui ci si trova adesso è ottimo da questo punto di vista: la crisi finanziaria ha aumentato la povertà e la storia insegna che quando il benessere viene a mancare il cervello delle persone comincia a funzionare. E’ un’opportunità irripetibile per chiede giustizia e uguaglianza, dalle quali ripartire, quindi, col piede giusto. Ognuno di noi può giocare un ruolo fondamentale in questa speranza di cambiamento; ma resta una speranza se accettiamo qualsiasi ingiustizia senza criticare, senza alzare la voce:
“E’ bello morire per ciò in cui si crede. Chi ha paura muore ogni giorno, chi ha coraggio muore una volta sola”. Paolo Borsellino
http://www.gennarocarotenuto.it/10850-lagenda-rossa-di-borsellino/
Freedom Pentimalli
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