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Rabbia istruzioni per l’uso ovvero, pomeriggio a Livorno

Un episodio apparentemente insignificante, i segni del cambiamento dei tempi,la rabbia male indirizzata.

Vivo in una città, Livorno, che fortunatamente, per ragioni storico-culturali era stata un esempio di tolleranza e integrazione. Dalla sua nascita e la sua crescita, come porto franco secoli fa, vide il proliferare di comunità di nazionalità diverse :greci, arabi, inglesi, francesi,armeni, olandesi ecc e quindi anche di comunità religiose ebraiche,cristiane,musulmane,valdesi.. che convivevano con rispetto reciproco anzi integrandosi tra loro dando vita ad un pensiero libertario anche un po’ anarchico (“se voi fà come ti pare vieni a Livorno”). Un esempio impensabile adesso. Come sappiamo poi la mia città vide nel 1921 la scissione al congresso Socialista al teatro Goldoni e la nascita del partito comunista d’italia.

Di questo tipo di cultura i Livornesi, fino a qualche anno fa, erano impregnati,e anche la politica locale rifletteva l’animo profondamente antifascista, proletario, antirazzista, tollerante e proiettato al sociale. Per esempio, tanti erano stati gli episodi di commercianti locali che si erano levati in difesa di extra comunitari,che magari vendevano i loro articoli davanti agli ingressi dei loro negozi,quando questi venivano fatti sgomberare dai solerti vigili urbani. Piccoli episodi che però denotavano lo spirito del popolo, forse a volte un po’ becero-anarcoide,ma comunque legato alle radici di tolleranza e integrazione.

Purtroppo,anche se più lentamente da altre realtà, con il passare degli anni  questo patrimonio è andato lentamente inesorabilmente perso,sia a livello politico,un susseguirsi di amministrazioni nel migliore dei casi immobili,sia nella cultura e nel comportamento delle persone.La città si è impoverita,in tutti i sensi,le fabbriche hanno chiuso,il traffico portuale si è ridotto,la povertà è cresciuta.

La mania “securitaria” ha fatto breccia, il rincoglionimento mediatico ha pompato ben bene, e gli episodi di intolleranza si sono moltiplicati.La ridicola,inadeguata stampa  locale ha tenuto mano all’instaurarsi del clima,con definizioni a livello di Bronx, per alcuni quartieri della città dove i migranti sono più presenti.

Pochi giorni fa, sotto il sole agostano, fermo ad un semaforo ho notato un migrante che si apprestava a pulire il parabrezza di un auto. Niente di nuovo, cosa che succede in tanti incroci delle nostre strade.Fatto sta che l’auto in questione era guidata da un uomo che presumo dall’aspetto avesse più di 80 anni ed i passeggeri, 2 signore, erano probabilmente sue coetanee. Il vecchio signore comunque ha cominciato ad inveire solo all’avvicinarsi del lavavetri con alcune delle peggiori definizioni che la lingua italiana permette,con una foga ed una rabbia che temevo per la tenuta delle sue coronarie. Il migrante lo guardava perplesso e immobile,stupito dalla reazione spropositata e certamente perché capiva poco meno della metà di ciò che gli veniva detto. L’anziano signore,non soddisfatto, è sceso di macchina, e su gambe magrissime e malferme ha mostrato il pugno rugoso e ossuto al malcapitato e ha tentato di urlare con voce roca tremolante: ora ti ammazzo! La scena che mi si presentava mi ricordava qualche comica di Monthy Phyton : Aurelia bloccata e gente scatenata sui clacson,questo vecchio, che io davo già per infartuato, alto come la sua macchina, in mezzo di strada, con le vene del collo gonfie come tubi di polietilene, che si accaniva,coadiuvato dalle passeggere geriatriche, minacciando un marcantonio, forse slavo o ex sovietico di quasi 2 metri. Mi sono sentito in dovere di intervenire e ho cercato di calmare il nonno e di riportarlo a più miti consigli, ma la rabbia che aveva in corpo lo faceva farfugliare anche contro di me,reo di non aver preso le difese di un italiano come lui.

Me ne sono andato da lì,prima sorridendo,poi con amarezza:  Certo questo,anche se sopra le righe, non è più un caso isolato di intolleranza,anche nella mia città. Ci si mettono anche i preti a guidare le paure della gente. I lavavetri possono rompere le scatole, certo, quando ne incontri 4 o 5 tutti i giorni nel tragitto verso casa. Ma è possibile che la rabbia,l’intolleranza si levi sempre verso i soliti indirizzi,ora anche qui nella mia città?Ma perché non vediamo la stessa rabbia,la stessa intolleranza verso il decadimento di questa società,di queste istituzioni,dei servizi pubblici? Perchè non avere la stessa foga nel difendere ciò che resta del nostro welfare, per far sì che non si  muoia sul posto di lavoro al ritmo di 3 al giorno, per avere un lavoro dignitoso, un salario al livello almeno degli altri paesi europei, per non far smantellare ciò che resta della scuola pubblica,delle pensioni,per non continuare nella sistematica,progressiva devastazione dell’ambiente. Vorrei vedere la stessa rabbia quando vediamo i cadaveri dei civili,degli innocenti,martoriati nelle nostre “missioni di pace”.Quante sono le voci che si alzano assistendo al perpetuarsi delle indicibili ingiustizie e sofferenze patite dai popoli di tutti i sud del mondo,che sono i ¾ di tutto il pianeta? Gli anziani non dovrebbero essere portatori di saggezza,con la loro esperienza,il loro vissuto.Non dovrebbero incazzarsi ancora di più nel cogliere le pericolose analogie di questo sistema con i disastri che hanno vissuto in gioventù?Non pensano al futuro che sarà riservato ai loro nipoti,precarietà,disoccupazione,stato sociale disintegrato,disastri ambientali,povertà culturale. Non c’è più rabbia,energia per queste battaglie? Mi sono rifugiato a bere una birra in una casa del popolo,una delle poche rimaste anche qui,e c’erano quattro o cinque operai in tuta da lavoro tutti sporchi che discutevano animosamente a voce alta.Nel tempo occorso per bere la mia birra la discussione degenerava progressivamente quasi in rissa..pensavo, beh, hanno lavorato fino a quest’ora,le 20,30 tutti sporchi,stanchi,probabilmente ce l’avranno con il padrone,il delegato sindacale.magari sono precari,interinali,non sanno fino a quando si terranno il lavoro,forse non l’hanno nemmeno mai visto,il sindacato;o forse è proprio perché l’hanno “visto”che sono incazzati…Tendo l’orecchio e sento “Io ti spaccherei la faccia quando dici che non dovevano vendere Kakà”… Ho ordinato un’altra birra e me sono andato,a berla a casa,da solo.

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