- Gennaro Carotenuto - http://www.gennarocarotenuto.it -

Il diritto alla pietà

Mentre l’auto scende da Palau, la baia è un incanto verde smeraldo e Caprera e La Maddalena sono un punto di domanda che un dio cui non credo rivolge a un miscredente. Sono passate da poco le 14, quando il cellulare ritrova d’improvviso il campo e un amico mi dice che la manifestazione in difesa della libertà di stampa “è stata rinviata a data da destinare“.

Perché?, gli domando.
In Afghanistan hanno ammazzato sei soldati italiani.
Il dio che non conosco ritira la domanda – forse s’è accorto che risposte non ne ha neanche lui – e nella mia testa fanno vortice pensieri e sentimenti.
La pietà si presenta per prima. Pietà per gli uccisi, poveri sventurati, perché la vita è sacra. Ogni vita, anche la loro, che sono stati infine complici di un aggressore travestito da pacificatore. Pietà per quanti, direttamente o indirettamente, hanno ucciso, militari e civili, donne, vecchi e bambini senza nome e senza il can-can del dolore costruito ad arte da pennivendoli e velinari. Seconda giunge la nausea. Un disgusto profondo per quanti – e sono molti – tutto questo hanno voluto e domani si segneranno a lutto, invocheranno il silenzio e l’amor di patria. Quale patria? Patria di quali morti? I “nostri” uccisi o quelli che i “nostri” hanno ucciso? Ultima giunge la rabbia, Rabbia per il dolore vero che non vediamo, non sentiamo o ignoriamo, per tenerci tranquilla la coscienza.
Mi guardo attorno. Mentre la radio è un fiume di retorica purulenta, dei miei tre amici due fanno finta di sentire e la terza indica una cala. Ci fermiamo:
La manifestazione non si terrà? Davvero? mi domanda il primo assai distratto e un altro, ch’è più furbo, mi “accontenta”:
Beh, d’altra parte…
Canniggione splende al sole mentre se ne vanno al mare. E’ il sole caldo di questa metà di settembre quello che veramente conta. Il mare d’un azzurro profondo, lo scampolo finale di vacanza, il cielo che non piange, ecco quello che conta. Il sangue, le bombe, i carnefici, le vittime, i morti e la tragedia, tutto questo è lontano e lontano va tenuto.
In acqua due romani giocano, un milanese se la gode e l’Italia che può sciala al sole.
La libertà di stampa non si mangia, non si compra e non si vende. La data in cui potremo dirlo è stata destinata. Mentre il governo arranca, tutti sono contro tutti e un dittatore alla Charlie Chaplin ci chiama farabutti. E’ stata destinata: non sarà tardi? Ci rassicurano:” non archiviamo [1]“.
Così fosse, non ci sarebbe dubbio: questo Paese non avrebbe diritto alla pietà.
Perché non fai il bagno, è un incanto? mi chiede l’amica premurosa, dopo aver messo insieme in un momento il milanese e i due romani.
Non ne ho voglia, rispondo, mentre il vento radente increspa il mare di smeraldo.
Non ne ho voglia. Il “mio” tempo è archiviato.

Dal Blog di Giuseppe Aragno [2]. Uscito su “Fuoriregistro [3]” il 18 settembre 2009