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Ermafrodita o nuova Venere ottentotta?

Il "caso" Caster Semenya, la splendida atleta sudafricana vincitrice della medaglia d’oro ai mondiali di atletica di Berlino, continua ad infiammare, sulla stampa e nei bar, un dibattito palesemente sessista e razzista. E’ di oggi la notizia che i risultati degli ultimi test non lasciano alcun dubbio: Caster Semenya è "tecnicamente un ermafrodito … non non ha utero e ovaie, ma testicoli maschili interni … un elemento che spiegherebbe i livelli di testosterone tre volte superiori a quelli normali per una donna" (i corsivi sono miei). Elisa Cusma , vera donna presumo, sarà contenta. La Federazione internazionale di atletica per intanto non si pronuncia, almeno fino a quando i risultati non saranno analizzati da una nuova equipe di "esperti". Non posso che chiedermi: ermafrodito o nuova Venere Ottentotta?

Non mi resta che esprimere tutta la mia solidarietà a Caster Semenya (bellissima), lasciandovi alla lettura di un articolo scritto ai primi di settembre da Jamila Mascat, Speriamo che sia femmina:

Ad accoglierla a Pretoria c’era anche il presidente Zuma, indignato e ferito nell’orgoglio sportivo per lo scandalo che ha travolto l’atleta, come la maggior parte dei suoi connazionali sudafricani. “Non le toglieranno la medaglia. L’ha vinta”, ha dichiarato Zuma perentorio, “la domanda non si pone nemmeno”. Winnie Mandela si è schierata pubblicamente dalla parte di Caster. “Siamo fieri della nostra ragazza”, ha detto, e riferendosi ai vertici dell’Associazione internazionale di atletica leggera, ha aggiunto che “i loro insulti possono metterseli dove meglio credono”, (traducendo vivacemente). Il resto del mondo nel frattempo aspetta con curiosità perversa indiscrezioni sui risultati dei cosiddetti gender test cui è stata sottoposta la golden girl, come l’hanno ribattezzata i giornali sudafricani. Che, si mormora, avrebbe in corpo il triplo del testosterone di una donna normale (?). E poco importa che la nonna continui a giurare che sua nipote è una lei. Allo stato attuale l’argomentazione più convincente circa la sua identità sessuale è “Sembra un uomo. Parla come Barry White”. Che forse è un po’ poco per gridare all’impostura. Semenya non somiglia a Brigitte Bardot, d’accordo. E nemmeno a Mick Jagger. E nemmeno a 2pac. E nemmeno a Hu Jintao. Potrei continuare all’infinito, ma cercare di dimostrare che ‘sembra’ una donna e non ‘sembra’ un uomo (perché in realtà ci sono miliardi di uomini e donne tutti diversissimi tra loro ecc.) sarebbe altrettanto ridicolo. C’è poco da dimostrare. What makes a woman? E’ stato il tormentone dei commentatori sul caso Semenya. Mettiamola retoricamnte così: donne si sceglie di essere. Oppure magari si decide di non esserlo più. Donne si transita, si sperimenta, si cambia. Che gli altri vogliano o meno. L’IAAF però non ci sta e obietta: sospettiamo con fondamento che sia un uomo. Non sono solo illazioni. Procediamo scientificamente, facciamo un test. E così sia. Adesso che ha vinto la medaglia (800 m in 1 min 55 sec 46 ) bisogna scoprire assolutamente cos’ha in mezzo alle gambe. I test di laboratorio a cui è stata sottoposta Semenya sono esami ginecologici ed endocrinologici. Difficile credere che l’identità di una persona possa essere testata in questo modo. Quello che le misurazioni ormonali possono esaminare, è tutt’al più una ‘composizione’ biologica. E ancora. Anche se sembra tanto più sofisticato l’insieme di questi esami non è poi molto diverso da un’operazione piuttosto rudimentale: prendere le misure. Mario ce l’ha lungo 20 cm. Maria ha la terza di reggiseno; quindi Mario è un uomo e Maria una donna. Il mondo M/F è apparentemente semplice perché basta barrare la casella corrispondente. Ma questo aut-aut della casella per molte persone è fuori luogo. Come quando da piccolo ti chiedono a chi vuoi più bene a mamma o a papà. Bisogna scegliere per forza? E se proprio è necessario tornare al biologico e alle misure, allora torniamoci fino in fondo. C’è chi nasce con cromosomi XXY. Chi presenta caratteri sessuali primari e secondari non unilateralmente definibili come maschili o femminili. Gli intersex sono naturali al cento per cento come le colture biologiche in Toscana. Eppure per barrare la casella giusta devono essere forzati fin da piccoli in una direzione o in un’altra e medicalizzati. “Naturalmente” sono non classificabili in un sistema binario esclusivo. I test psicologici mi lasciano altrettanto perplessa. Riusciranno a scrutare i moti più profondi del suo animo e scoprire quanto davvero Semenya sia una donna? Le chiederanno su preferisce i calzettoni o il reggicalze. Freddy Mercury avrebbe optato per il secondo. Se invece le piacessero le donne sarebbe per caso un prova ulteriore del fatto che è un uomo? E se le piacessero donne e uomini? Non oso immaginare cosa accadrebbe se le piacessero, che so, le coccinelle. Magari ai prossimi mondiali la farebbero gareggiare a Paperopoli in una sezione speciale con Pippo, Pollon e il Grande Puffo. Qualunque cosa accada con questi test l’unico risultato certo e barbarico è, ancora una volta, quello di assistere all’ispezione zoologica del corpo di una donna nera, trattata come una scimmia con la medaglia, da parte di osservatori sessisti. E privi di fantasia.
Era già successo clamorosamente quasi duecento anni fa con l’esposizione pubblica del corpo della giovane schiava sudafricana Sara Baartman, come ricorda questo post. La Venere ottentotta, deportata a Londra nel 1810, esibita nuda in giro per l’Europa di fronte all’occhio curioso di famelici scienziati e infine sbarcata a Parigi e diventata oggetto di studio di medici francesi ansiosi di dimostrare per mezzo dei suoi attributi l’inferiorità fisico-sessuale delle donne africane.
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4 Responses to Ermafrodita o nuova Venere ottentotta?

  1. lucaBL 13 set 2009 at 12:16 #

    ok ma se Pietro Mennea si dichiarava donna avrebbe dovuto correre con le donne? e se Mike Tyson si fosse dichiarato donna poteva combattere nella boxe femminile? (postmesso che non amo la boxe professionista)
    diciamo che queste sono situazioni particolari dove sarebbe il caso di riconoscere che non siamo preparati, la famosa eccezione che fa saltare tutte le regole. Più che determinare oggi se questa persona è maschio o femmina non è meglio discutere come prepararsi per la prossima occasione? a meno che non si accetti di far correre e gareggiare tutti, maschi, femmine e persone che sessualmente presentano caratteri sia degli uni che delle altre ( o se preferite delle une e degli altri ), in una medesima categoria!

  2. Eliobonomi 13 set 2009 at 21:59 #

    Forse sarebbe il caso di fare accertamenti approfonditi sul fatto che lo sport sia ancora sport oppure qualcos’altro. Ma quale miglior caprio espiatorio di una donna nera per evitare l’imbarazzante quesito?

  3. antonio12358 14 set 2009 at 09:24 #

    Io non sono particolarmente indignato da questa vicenda, esattamente come non lo fui quando ci si chiese se era lecito far partecipare Pistorius alle gare di atletica. La carriera sportiva professionistica non è un diritto umano inalienabile, è un lavoro, e una premessa fondamentale dello sport è che ci si presenti tutti ad armi pari. Le questioni esistenziali o filosofiche devono essere lasciate fuori dal campo. L’importante semmai è trovare dei criteri di decisione corretti – non eticamente o moralmente, ma da un punto di vista del “fair game”.

  4. malkavi4n 18 set 2009 at 22:14 #

    Francamente reputo questo articolo fazioso tanto e più di quanto non voglia far apparire i dubbi e dell’IAAF e di tutti coloro che, in buona fede e non certo per il colore della pelle, si sono posti dubbi su quest’atleta. Ricordiamo ad esempio tra queste persone altre avversarie di colore. Sono anche loro razziste, o è un reato dubitare che dietro le straordinarie prestazioni di Semeneya ci sia qualcosa di strano? E’ malafede o razzismo pensarlo? Se è così, si scade su posizioni paritarie a quelle berlusconiane (sei di sinitra = sei comunista, hai dubbi perchè è donna e nera = sei razzista e sessista). A me il dubbio se Semeneya sia donna o uomo pare lecito, e per cortesia…non tacciatemi di essere razzista o sessista. Credo solo sia lecito il dubbio che questa atleta non si trovi in una categoria alla pari. Perchè lo sport, le competizioni, checchè questa sia una forzatura logica e nulla in natura sia “pari”, vive di queste regole.
    Mi pare invece falsa la posizione di chi si arrocca a voler difendere QUESTA diversità a tutti i costi, anche scadendo a volte in posizioni contrarie al buon senso…perchè lasciamo da parte i moralismi e mi dica DAVVERO l’autrice di questo articolo se avrebbe detto sinceramente di Caster Semenya che è bellissima, se tutta questa polemica non si fosse mai innescata.

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