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19 Settembre 2009: quale manifestazione ci aspetta?

E’ assolutamente fuori discussione che nel nostro Paese esistano grandi problematiche legate all’informazione o, per essere più precisi, alla disinformazione e all’omologazione del ventennio berlusconiano.

Prendendo in considerazione questo primo e fondamentale elemento, scendere in piazza domenica 19 Settembre (Piazza del Popolo a Roma, dalle ore 16), per partecipare alla manifestazione lancia dalla FNSI in difesa della "libertà di stampa", dovrebbe essere una conseguenza logica e naturale.

Inoltre, sul piano più strettamente politico, questa manifestazione vede l’adesione convinta e organizzata da parte di tutte le forze politiche dell’opposizione di “sinistra” al Governo: Partito Democratico, Italia dei Valori, Federazione della Sinistra di Alternativa, Sinistra e Libertà, Arci e CGIL.

Fin qui tutto bene. I problemi nascono, almeno per quanto mi riguarda, nel leggere quella che dovrebbe essere la “piattaforma” della manifestazione: da una parte il comunicato della FNSI, che parla di “rafforzare i valori racchiusi nell’articolo 21 della Costituzione e il diritto inalienabile di ogni cittadino alla conoscenza, alla informazione completa e plurale e alla comunicazione, che per essere tale non può subire forma alcuni di bavaglio”, dall’altra l’appello dei “tre giuristi” ( Franco Cordero, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky) su Repubblica, che si pone a difesa del giornale diretto da Ezio Mauro, denunciato dal premier per le vicende riguardanti le “dieci domande” del giornale stesso.

Mancano, in tutte questo, parole che spieghino in cosa consiste l’anomalia dell’informazione italiana e, soprattutto, quali sono i mezzi per superarla, lasciando invece fin troppo spazio a preamboli fumosi ed ideologici.

La drammatica situazione dell’informazione italiana è palesata non tanto dalla denuncia del premier contro Repubblica (riconducibile piuttosto agli atteggiamenti fascistoidi del premier stesso) o dalla vicenda legata all’ex-direttore di Avvenire Boffo, quanto piuttosto dal pesantissimo attacco, questo sì fin troppo ignorato anche dai giornali “liberi”, che questo Governo sta portando contro la Televisione Pubblica.

Tre elementi chiave: le nomine su RaiUno e RaiDue fatte pochi mesi fa e la prova di forza con cui la maggioranza sta tentando di imporre il tandem Mentana – Minoli per RaiTre, la recente minaccia della nuova dirigenza Rai di privare “Report” della copertura legale, il vergognoso atteggiamento con cui la medesima dirigenza ha rotto l’accordo con Sky, dimostrando di gestire l’azienda contro gli interessi dell’azienda stessa, andando a favorire esclusivamente Mediaset.

Senza dimenticare, cosa che il centrosinistra farebbe bene a non fare, considerando le proprie pesantissime responsabilità, il grande tema del conflitto d’interessi, da cui, in ultima analisi, derivano tutte le manovre della maggioranza tese a favorire un monopolio di Mediaset a danno del servizio pubblico e del resto della concorrenza privata.

E senza dimenticare, soprattutto, la generale impostazione della dis-informazione pubblica offerta dalla Rai, che si permette di definire “dittatore” un presidente democraticamente eletto (Chávez), di censurare il criminale golpe honduregno, di non dare alcuno spazio alle lotte dei lavoratori che, in più di un’occasione nelle ultime settimane, si sono visti sparare addosso da polizia e “mercenari” dei padroni, di offrire note politiche a dir poco mistificanti se non vere e proprie incensazioni del Governo e del suo operato, e l’elenco potrebbe continuare molto a lungo.

In conclusione, il grande problema della disinformazione, come ha ammesso indirettamente lo stesso premier nel suo incontro con Zapatero (“le televisioni sono buone, i giornalisti della stampa sono cattivi”), non è legata ad un presunto attacco alla “libertà di stampa”, quando al controllo totale, da parte di Berlusconi e dei suoi seguaci, della quasi totalità del sistema televisivo.

Quindi sì, il 19 Settembre penso che sarò in Piazza del Popolo, ma con la convinzione che non serve a niente parlare di “libertà di stampa”, senza prendere posizioni chiare sul sistema informativo che ha permesso l’ascesa “mussoliniana” del premier: da una parte nascita di una RAI poco competitiva e portatrice di disinformazione, dall’altra nessuna regolamentazione sullo spazio adibito a reti non pubbliche che è stato selvaggiamente cannibalizzato da Mediaset e dalla sua (non)cultura di tette e culi, di finte trasmissioni di attualità trasformate in adorazioni di Berlusconi (provate a vedervi “Pomeriggio Cinque”), di quiz e programmi di intrattenimento sempre più idioti.

Senza voler infierire ancora su chi dichiarò che “Mediaset è un patrimonio per il Paese” (D’Alema) e che “a Berlusconi era stato promesso che non avremmo toccato le televisioni, e, infatti, i guadagni di Mediaset sono aumentati durante il governo di centrosinistra” (Violante), sarebbe almeno il caso di ricordarsi che se oggi Berlusconi può permettersi di lanciare proclami, minacce e denunce come e dove vuole, lo si deve a chi gli ha permesso di costruire un sistema politico a lui congeniale, basato sul sistema maggioritario e su un bipolarismo esasperato fino al bipartitismo. Partito Democratico e Italia dei Valori se lo ricordino.

Mattia Nesti.

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