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Istruzione, Gelmini e socialismo…

Verso la fine del diciannovesimo secolo Jose Martì, il rivoluzionario che sarebbe divenuto l’eroe nazionale di Cuba, scrisse che “essere istruiti è l’unico modo per essere liberi” e che “tutti gli uomini devono coltivare la propria intelligenza per rispettare così se stessi e il mondo”, perché “il popolo più felice è quello che ha istruito meglio i suoi bambini”.

Parole importanti, che vale la pena di ricordare.

Parole su cui riflettere, alla luce di alcuni dati degli ultimi anni.

Nella Repubblica Cubana, a cinquant’anni dalla vittoriosa Rivoluzione guidata da “Che” Guevara e da Fidel Castro, il tasso di alfabetizzazione è fra più alti del mondo. Nel 2000 a Cuba era presente 1 insegnante ogni 37 abitanti, a fronte della media di 1 insegnante ogni 270 del resto del continente.

Oltre il 96% degli allievi termina il corso di studi primari, un dato superiore agli stessi Stati Uniti.

Lo Stato Socialista offre le strutture, il personale, i mezzi e il materiale didattico per garantire il diritto allo studio. I corsi universitari vengono frequentati da migliaia di borsisti provenienti da tutti i Paesi del Mondo.

L’UNESCO ha fatto porre all’ingresso del Museo dell’Alfabetizzazione a La Habana una targa, con su scritto “Da tutto il mondo verranno a chiedervi come avete fatto”.

A metà degli anni novanta, quando la Repubblica Cubana ha vissuto la sua crisi economica peggiore, dovuta alla fine degli scambi commerciali con l’Unione Sovietica (l’80% dell’allora mercato cubano) e dell’inasprimento dell’embargo nordamericano, il quotidiano nazionale dell’Uruguay “Brecha”, scrisse che “tutti sappiamo che in tutte le società conosciute,
nei momenti di crisi si eliminano o si tagliano le spese per l’istruzione o la sanità. In tutte le società, esclusa in quella cubana.”

Nell’anno scolastico 1994-1995, lo Stato Socialista ha aperto 300 nuove aule, ha riparato 2000 scuole e ha aperto 7 nuovi centri che ospitano ognuno 400 studenti.

Passiamo alla seconda notizia, di poche settimane fa.

In Venezuela, come aveva annunciato lo scorso Aprile il presidente Hugo Chavez, accolto trionfalmente ieri al Lido di Venezia, è partito il Piano Rivoluzionario di Lettura, che prevede la distribuzione gratuita di numerosi capolavori della letteratura, suddivisi in quattro collane: i testi di «risimbolizzazione», volti a decostruire i cardini simbolici e concettuali del capitalismo (con copertina verde), i libri di formazione socialista e bolivariana (con copertina arancione), i manuali di «resistenza militante» contenenti strumenti teorici e pratici per difendersi dall’imperialismo (con copertina nera).

Ad Agosto, in Plaza Bolivar a Caracas, si sono create file di centinaia di metri per ritirare i primi testi distribuiti: il “Don Chisciotte” di Cervantes e “I Miserabili” di Victor Hugo.

La terza notizia è fin troppo nota.

Nel nostro Paese, attraverso varie tappe ideate da Tremonti e dalla Gelmini, stiamo assistendo allo smantellamento della scuola pubblica, con una quantità sempre maggiore di fondi che, con un sostegno trasversale che va dal Pdl all’Idv passando per l’Udc, finiscono agli istituti privati, mentre le scuole pubbliche cadono a pezzi, hanno a disposizione materiali scadenti, hanno classi sempre più sovraffollate, programmi didattici vecchi e stantii, insegnanti sempre meno qualificati e meno sicuri del proprio posto di lavoro…

Come scrivevano lo scorso anno gli studenti in lotta, “un popolo ignorante è più facile da governare”.

Mattia Nesti.

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