Menu 2

Lettera aperta: costruiamo insieme un’altra Italia.

"[Questa lettera è tratta da un dibattito sviluppatosi sul sito del “Giornalismo Partecipativo” www.gennarocarotenuto.it].

Siamo uomini e donne che credono nell’altra Italia.

Quell’Italia onesta che lavora, che resiste, che vuole costruire un Paese migliore. Quell’Italia che negli ultimi tempi è stata fin troppo oscurata dall’Italia dei padroni e dei padroncini, dei furbetti del quartierino, degli speculatori, dell’ipocrisia dei benpensanti e dei figli di papà, degli evasori che dichiarano quanto un operaio e tengono lo yacht in porto, dei raccomandati e dei raccomandanti, dei corruttori e dei corrotti.

Viviamo in una sorta di nuovo Medioevo politico, sociale e culturale, subendo ogni giorno le conseguenze del trionfo di una cultura che pone le sue radici nell’incontro della filosofia “soldi, potere e ipocrisia” di Berlusconi e del berlusconismo con l’individualismo esasperato e disumano tipico del capitalismo, e, grazie al maggioritario, al porcellum e al bipolarismo, Berlusconi e Bossi governano il paese con il 45% dei consensi come se fossero i padroni assoluti dello Stato.

Siamo tuttavia convinti che questa “altra Italia” esista ancora, e pensiamo che sia dovere morale di ognuno cercare di darle voce, cercare di costruire una vera alternativa al degrado politico, culturale e sociale delle destre.

Per questo vorremo sapere dai tanti destinatari di questa lettera se sono intenzionati a procedere in questa direzione, auspicando una riflessione su queste nostre “proposte”.

Innanzitutto chiediamo un forte impegno a costruire iniziative che sappiano coadiuvare tre elementi fondamentali: l’importanza del lavoro dei militanti sul territorio a contatto con la gente, la partecipazione popolare, la necessità di forti campagne di contro-informazione.

Crediamo che, per ricostruire l’alternativa, possano essere di grande aiuto i principi di “autogestione” e di “autorganizzazione”; crediamo anche, tuttavia, che, per essere efficaci, tali esperienze debbano maturare non con l’intenzione di estraniarsi dalla società, ma con l’obiettivo di intervenire nei luoghi popolari in cui lo sfruttamento ed il disagio sono maggiori.

Pensiamo all’occupazione delle fabbriche e alle cooperative operaie, pensiamo ai campi del sud dove regnano la violenza padronale e il lavoro nero, pensiamo ai tanti quartieri delle metropoli dove esiste un gran bisogno di edilizia popolare e di solidarietà sociale, pensiamo ai luoghi in cui troppo spesso la partecipazione politica della cittadinanza è praticamente inesistente, pensiamo alle comunità che vedono il loro territorio violentato dagli speculatori di turno. Pensiamo all’obiettivo di trasformare quelle proteste delle fabbriche come la INNSE che Brunetta ha definito "fisologiche ma marginali" in un movimento di massa che costruisca soluzioni alternative al sistema che ha causato la crisi economica, sociale e culturale.

Crediamo inoltre che, all’interno di un sistema non più democratico ma “videocratico”, in cui il 69,7% dei cittadini hanno scelto chi votare in base ai telegiornali (di cui cinque dei sei più importanti sono in mano, direttamente o indirettamente, alla maggioranza), sia di vitale importanza riaffrontare le tematiche della contro-informazione che non può più avvenire tramite il piccolo schermo o tramite i giornali (sempre più in crisi), ma può essere efficace solo se attuata direttamente sul territorio (con metodi troppo a lungo dimenticati, quali sono la distribuzione militante dei giornali, l’utilizzo di volantini, tazebao e manifesti riesumati solo in campagna elettorale per mostrare il faccione del candidato di turno) e sul web (con grandi contenitori di notizie in cui la partecipazione sia un elemento fondamentale).

Il secondo tema che ci sta a cuore, per quanto riguardi solo quei soggetti politici che hanno ruoli istituzionali, riguarda l’alternativa all’interno delle amministrazioni locali.

Crediamo che sia fondamentale, affinché possa nascere un’alternativa credibile a Berlusconi e alle destre, che tutti i partiti facenti parte di qualche giunta locale (regionale, provinciale o comunale) si pongano l’obiettivo di costruire l’alternativa, e non l’alternanza, direttamente sul territorio.

Diversi anni fa le regioni “rosse” erano il principale motivo di orgoglio del PCI proprio perché, nonostante gli infiniti governi democristiani, riuscivano a continuare con grande celerità il loro progresso sociale, sanitario, scolastico e lavorativo.

Chiediamo che di fronte alle sfide poste dalla crisi economica e dal mondo del lavoro, dalla questione ambientale, dall’attacco alla scuola e alla sanità pubblica, le giunte, che dovrebbero essere, “rosse” tornino ad essere un elemento di forte rottura nei confronti dell’operato del Governo nazionale, per destabilizzare alla base i piani di questa destra.
Essere al fianco dei lavoratori e delle loro iniziative, difendere il territorio e le sue risorse affinché rimangano sotto il controllo pubblico, garantire il diritto all’istruzione, alla sanità e alla casa anche attraverso piani di edilizia popolare, difendere l’ambiente da speculazioni e cementificazioni, garantire un trasporto pubblico ecologico di qualità per tutti, senza investire in progetti inutili per pochi, chiediamo che questi siano i pilastri su cui costruire l’azione di governo di tutte le amministrazioni locali alternative alle destre.

Esiste, infine, una terza richiesta che vogliamo porre ai destinatari di questa lettera: la piena disponibilità a “mischiarsi” con altri soggetti politici.
Pensiamo che l’opposizione al Governo Berlusconi di partiti, movimenti, sindacati, soggetti politici territoriali, debba riuscire a ispirarsi ai grandi fronti bolivariani del Sudamerica, capaci di sconfiggere, grazie alla determinatezza e all’unità, una storia secolare di sfruttamento e sottomissione.

Vorremmo che nessuno si sentisse obbligato a rinunciare alla propria, fondamentale, identità, proprio perché non è possibile costruire il futuro senza avere una propria storia e delle proprie radici politiche. Ma chiediamo che, nonostante questa doverosa premessa, possa nascere un grande fronte alternativo alle destre, capace di mescolare soggetti politici diversi che lavorino insieme per costruire iniziative politiche sul territorio e raggiungere determinati obiettivi.
Pensiamo che sia giunto il momento che ognuno capisca che, da soli, non si può vincere.

Chiediamo, quindi, ai destinatari di questa lettera aperta una chiara risposta alle tre proposte che abbiamo esposto e una riflessione su quale sia la strada da intraprendere per ricostruire un’altra Italia. "

Un primo elenco di soggetti politici o organi di informazione a cui inviare la lettera: CGIL, Partito Democratico, Sinistra Critica, Italia dei Valori, Federazione della Sinistra Alternativa (Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti Italiani, Socialismo2000), Partito Comunista dei Lavoratori, Sinistra e Libertà, FIOM-CGIL, Cobas, Sdl Intercategoriale, No Dal Molin, Lotta per la Casa Firenze, No Tav, No Tav Torino, Proletaria – Sinistra Popolare, Infoaut, Patto di Mutuo Soccorso, ARCI, Il Brigante Rosso, Militant, Operai Contro, Liberazione, L’Unità, La Repubblica, Essere Comunisti, Il Manifesto, FP-CGIL, Rdb-Cub, CUB, Ecologisti Democratici, Sinistra Socialista, A Sinistra, Federazione Anarchica, PMLI, Uniriot, Unione degli Studenti, Unione degli Universitari, Studenti di Sinistra, Partito Sociale, CARC, Forum Palestina, Associazione Italia-Cuba, Socialismo Rivoluzionario, Partito d’Alternativa Comunista, UNICOBAS, Partito Umanista, Unione Inquilini, Abitare Roma, Pane-Rose.it, Carta, Federazione dei Comunisti Anarchici, Radicali di Sinistra, LEFT, Attac, Cantiere Milano, Centro Sociale Leoncavallo, Centro Sociale Conchetta, ANPI, Cdr – Roma, Collettivo Senza Tregua, Nuclei Studenteschi, Rash Roma, Senza Soste, EXIT Torino, Cpo Gramina, Collettivo Roma 3, Contro Piano, Atenei in Rivolta.

Chi voglia contribuire con suggerimenti sul testo della lettera e sull’elenco dei destinatari si faccia avanti.



, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,