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Il caso Boffo

Dino Boffo è stato ugualmente vittima sia dell’ imboscata di Littorio Feltri sia della morale non proprio limpidissima che regna nel mondo cattolico ed ecclesiale.

Diciamo che Feltri anzi ha utilizzato contro Boffo quelle armi che il mondo in cui Boffo vive e lavora gli ha messo abbondantemente a disposizione.

Se, ad esempio, la vicenda usata e probabilmente gonfiata contro Boffo avesse riguardato un giornalista di LE MONDE o di EL PAIS o un manager della Porsche o della Erickson, non ci sarebbe stata alcuna deflagrazione. Sarebbe mancata la materia del contendere. Certo rimarrebbe l’accusa di molestie telefoniche alla signorina, ma roba di pochissimo conto, sanabile e sanata con una semplice ammenda.

Non vi sarebbe oltretutto proporzione alcuna tra le accuse e le critiche rivolte a Berlusconi ed i fatti imputabili al Boffo.

Ma… come scriveva il 2 Settembre Vittorio Messori sul Corriere, Boffo, se pure laico è un uomo immagine dell’apparato ecclesiastico italiano.

Ed il Messori non è, che io sappia, parte di quel mondo cattolico progressista di cui fa parte ad esempio il cardinale Martini.

Nelle righe che precedono, in modo equivoco e poco corretto, il Messori aveva tirato in ballo la comunità di don Gelmini, allontanato per episodi di pederastia (e/o pedofilia a rigore) a cui il Boffo sarebbe stato in un modo o in un altro vicino.

Insomma l’articolo di Messori sottolinea come, sia Dino Boffo sia le gerarchie, avrebbero dovuto usare maggiore prudenza proprio in ragione di quegli episodi, le gerarchie non nominare, il Boffo ricusare.

Si badi bene omosessualità = pederastia, e non si parla di un qualsiasi idraulico legaiolo, ma di Messori che l’italiano sicuramente lo conosce a meraviglia. E che se attaccato replicherebbe subito che la pederastia si riferiva a Gelmini non a Boffo. Ed allora perchè tirarla in mezzo ? come se la merda fosse poca ? un credente come lui dovrebbe immergere la manina nell’acquasantiera non pescare nella cacca…

Quell’articolo mi fece pensare che la sorte di Boffo era segnata, le dimissioni, ovvero lo scaricamento del fardello era questione di settimane, di mesi… non pensavo di ore.

Nonostante tutto la CEI ha preferito darla vinta ad uno come Littorio Feltri. Allora vuol dire che la partita in ballo è grossa, grossa assai.

Ed ora veniamo a Boffo. Poco interessa se sia o meno incline a gusti omo o bisex.

Quello che conta è che sia parte di un apparato che ha sempre duramente fatto muro contro ogni battaglia di libertà, compreso il riconoscimento, meglio dire, il rispetto dei diritti delle persone omosessuali e delle unioni tra persone omosessuali.

Il boomerang ora gli è arrivato in faccia, buon pro gli faccia, avrebbe detto Pinocchio.

Io non mi sento di condividere questa opinione. In questi giorni, come dimostrano i fatti di Roma, Napoli ed Agropoli, in queste ore, si stanno raccogliendo i frutti tremendi delle campagne di odio e di intolleranza contro ogni diversità, delle campagne xenofobe, omofobe, antiislamiche e chi più ne ha, più ne metta.

Indipendentemente dai destini della persona Boffo, che sicuramente non lavorava gratis et amore dei e che ha ombrelli ben più ampi di quelli di tanti licenziati meno fortunati di lui, dobbiamo renderci e far rendere conto a tutti che ancora una volta il fronte del “pensiero unico” ha segnato un punto e che, per chi si illudeva di un distacco-contrasto tra gerarchie e governo, vedi i cuccioloni di REPUBBLICA, le critiche a Berlusconi, provenienti da fonti cattoliche hanno il segno putrescente della sessuofobia ma ben poco a che vedere con il rigore morale che sarebbe auspicabile.

Questo per non diffondere illusorie speranze e stravaganti opinioni che annebbiano la vista sulla portata dello scontro e su chi siano gli avversari.

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