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Le insegnanti in lotta contro i licenziamenti di massa

Mentre il mondo si diletta a farsi distrarre dalle faccende più insulse quell’autunno che si prospettava caldo ha avuto inizio in anticipo. In sicilia, da agrigento a palermo le donne, precarie, a rischio di licenziamento hanno occupato i rispettivi provveditorati e stanno protestando in catene e con uno sciopero della fame.

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A Benevento sette donne hanno iniziato la loro battaglia. Seguendo l’esempio degli operai della innse, sono salite sul tetto del provveditorato e hanno piazzato le tende per restarci fino a che non si trova una soluzione. In basso potete leggere il loro documento-appello.

Tutto parte dalla riforma gelmini che prevede, come dice lo striscione delle donne di benevento, il licenziamento di massa di ben 20.000 persone di cui 500 solo in quella città.

La maggior parte dei soggetti colpiti dal provvedimento sono donne. Molte hanno tantissimi anni di anzianità di servizio.

Noi siamo con loro. Buona lotta a tutt*.

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Dal tetto del provveditorato di Benevento un appello a tutti i precari della scuola:

ARRAMPICATEVI ANCHE VOI!

Siamo donne, gran parte di noi madri di famiglia, ogni anno in attesa di una stabilizzazione che non arriva mai, di una garanzia per il futuro, sballottate per oltre 10 anni da una scuola all’altra a tappare i buchi di una scuola pubblica allo sfascio.
Il governo ha deciso per noi: della scuola e degli insegnanti se ne può anche fare a meno. 
Per fare le veline e i tronisti, per mentire ed imbrogliare, per corrompere e arricchirsi, non serve conoscere Socrate o Manzoni.

Serve piuttosto infondere nella società il bene più prezioso sul quale il potere fonda la sua forza e il suo consenso: l’ignoranza.
La nostra colpa, la colpa di ventimila tecnici e insegnanti che vogliono far precipitare nel buco nero della disoccupazione, è il nostro lavoro, il nostro impegno quotidiano, l’alzarsi ogni mattina per compiere un’ attività ormai forse ritenuta da lor signori superflua, deleteria o negativa: l’insegnamento.
Siamo persone semplici, non abbiamo mai impugnato una bandiera o uno striscione fino a poche settimane fà, ma dalla storia abbiamo imparato che la ribellione è l’ultima arma a disposizione contro i soprusi e la prepotenza dei potenti.

Il sapere della moltitudine contro l’ignoranza del potere: è anche questa la nostra battaglia.
Il ministro Gelmini vuole distruggere la scuola pubblica, ma noi non lo permetteremo.
Siamo saliti su questo tetto rovente di giorno e gelido di notte come atto estremo di protesta contro i tagli alla scuola, nella speranza che questo gesto sia anche e soprattutto un raggio di luce per aiutare i più a non chiudere gli occhi, a non lasciarsi intorpidire dal sonno della ragione.
Hanno calpestato i nostri diritti, le nostre speranze, il nostro futuro, solo unendo le nostre forze, mobilitandoci in modo collettivo, possiamo riconquistarli.

La solidarietà è la nostra arma, la stessa arma che ha condotto gli operai della INNSE alla vittoria.
Stanotte resteremo ancora qui sopra e ci addormenteremo con un piccolo sogno nel cuore: risvegliarci al mattino e scoprire che non siamo soli, che sui tetti di 10, 100, 1000 scuole e uffici scolastici, una moltitudine di colleghi, tecnici, studenti, hanno acceso altre centinaia di candele della speranza e della ribellione.
Arrampicatevi sui tetti, se saremo in tanti, vinceremo con la forza della nostra determinazione.
Perchè in gioco non c’è solo il nostro posto di lavoro, ma il sapere e la conoscenza, la speranza e il futuro di un domani migliore.

Patrizia, Elvira, Daniela, Silvana, Mariolina, Pina, Lucia.
Dal Tetto dell’Ufficio Scolastico di Benevento, nel sud ribelle, le sannite agguerrite preparano le forche caudine.

da femminismo a sud

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