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Viva l’altra Italia. Chi ci sta a darle voce?

L’articolo sull’altra Italia, pubblicato venerdì scorso (http://www.gennarocarotenuto.it/10101-viva-litalia-che-resiste-diamole-voce/), è riuscito a dar vita ad un dibattito che ha in qualche modo raccolto la provocazione con cui si chiudeva il pezzo, chiedendo se ci si dovesse veramente arrendere all’idea che l’unica alternativa politica alle destre, sul piano amministrativo, fosse lo stile di Vendola in Puglia.

Il dibattito ha quindi rapidamente superato i confini “istituzionali”, per vertere su un’analisi di come poter ripartire su canali alternativi, come, ad esempio, quello dell’autogestione. Si evidenziano, alla fine, alcuni concetti fondamentali: l’obbligo di non arrendersi e di non chiudersi dentro una setta autoreferenziale e apopolare, la totale inadeguatezza della stragrande maggioranza delle amministrazioni “rosse” a rappresentare una vera alternativa alle destre, la necessità di elaborare progetti concreti di ampia partecipazione popolare che servano anche da stimolo “da sinistra” per le amministrazioni di cui sopra, la possibilità di intraprendere questa strada attraverso la filosofia del “tutti insieme mischiati” da una parte e dell’autogestione dall’altra, autogestione come laboratorio di alternative al capitalismo e alle sue barbarie da sperimentare nei luoghi in cui lo sfruttamento ed il disagio sono maggiori.

E’ in seguito a queste riflessioni che vorrei fare una proposta che parta da qui, dal Giornalismo Partecipativo, ma che possa arrivare “ovunque”. Elaborare una lettera aperta che si rivolga a tutti quei soggetti politici che dovrebbero rappresentare “l’altra Italia”, ponendo loro le problematiche che sono già state discusse qui; tentare, in questo modo, di poter fare qualcosa di utile che vada nella giusta direzione dell’alternativa e del “tutti insieme mischiati”.

Una lettera che chieda, a questi soggetti politici, fondamentale tre cose: un salto di qualità dal punto di vista amministrativo là dove governano, un impegno ad intervenire sul territorio con esperienze di autogestione e di contro-informazione, un progetto a lungo termine che punti sulla collaborazione e sul confronto, anziché sulle scissioni e su inutili divisioni.

Per salto di qualità sul piano amministrativo si intende la capacità di rendere quelle istituzioni locali che non sono in mano alle destre, siano esse regioni o comuni, un esempio di alternativa, e non di alternanza, alle destre stesse; un salto di qualità nei confronti degli effetti della crisi economica, ponendosi al fianco dei lavoratori e di iniziative che scardinino alla base il sistema che ha portato alla crisi, difendendo le risorse del territorio dalle grandi opere inutili o da selvagge privatizzazioni, impegnandosi a favorire progetti che puntino a garantire il diritto alla casa, al lavoro e alla sanità, combattendo tutti gli speculatori e i furbetti.

Per quanto concerne l’attività sul territorio, quello che si chiede è un impegno, di tutti i suddetti soggetti politici, a operare con sempre maggiore intensità direttamente sul territorio, a contatto con la gente.

Questo per costruire, nei luoghi in cui lo sfruttamento ed il disagio sono maggiori, esperienze di autogestione fortemente alternative al "sistema" dominante come, ad esempio, l’occupazione di fabbriche in crisi o dei campi del sud dove regna lo sfruttamento per darle, con delle cooperative, ai lavoratori, l’occupazione di spazi da adibire a case popolari, l’intervento nelle grandi periferie delle metropoli per favorire la partecipazione politica della cittadinanza…

Ma anche saper utilizzare la presenza sul territorio per combattere la fondamentale battaglia dell’informazione o, per meglio dire, "dell’egemonia culturale". Un sondaggio Censis post Europee ha rivelato che il 69,7% della popolazione ha scelto a chi destinare il proprio voto basandosi sui telegiornali. Considerando che 5 telegiornali su 6 sono, di fatto, nelle mani della maggioranza e che moltissime sono le notizie censurate (quanti sanno che a Melfi sono stati esplosi quattro colpi di pistola contro gli operai che stanno occupando la fabbrica dell’indotto Fiat?), nel momento in cui la carta stampata soffre una pesante crisi, risulta indispensabile elaborare una strategia comunicativa che riesca ad abbattere il muro di gomma costruito dal piccolo schermo.

Si chiede quindi, ai soggetti politici destinatari di questa lettera-appello, di dar vita, sfruttando il radicamento territoriale che per sindacati, partiti o semplici “gruppi politici” di "sinistra" è da sempre maggiore delle destre, a vere e proprie campagne di contro-informazione capillari e capaci di far passare messaggi forti e veritieri. Ci sono molteplici possibilità: striscioni, volantini, organizzare eventi o manifestazioni, creare dazebao informativi in giro per le città…ma, fondamentalmente, serve l’intenzione di muoversi in questa direzione.

Infine l’importanza di riuscire a “mischiarsi”. Mai come in questo momento l’Italia ha un grande bisogno di cambiare radicalmente strada, di credere in un progetto alternativo a tutto lo schifo prodotto in questi anni.

Pensare, da parte degli esponenti della “sinistra”, che la soluzione si possa trovare con aperture al “centro” o con la moderazione e la concertazione, sarebbe l’ennesimo e imperdonabile errore di questa classe dirigente.

Questo Paese ha bisogno di uno schieramento politico “sudamericano”, capace di superare il terrore del “sondaggio del giorno dopo”, per costruire un progetto a lungo termine, che metta insieme soggetti politici (movimenti, partiti, sindacati…) anche diversi ma uniti dalla volontà di cambiare, di costruire un’alternativa.

Questo è quello che dovremmo chiedere a chi crede nell’altra Italia.

Al Partito Democratico, all’Italia dei Valori, alla Federazione della Sinistra, a tutti gli altri partiti “a sinistra del PD” (Sinistra e Libertà, Sinistra Critica, Partito Comunista dei Lavoratori…), alla CGIL e a tutte le sue componenti, FIOM per prima, al Patto dei Sindacati di base, ai lavoratori in lotta, ai movimenti di difesa del territorio (No Dal Molin, No TAV, No Ponte…), ai movimenti di difesa dell’ambiente, ai movimenti contro la guerra, ai comitati di lotta per la casa, alle associazioni come l’Arci, ai movimenti di difesa dei diritti civili, alle reti antirazziste di difesa dei migranti, alle reti di azione sul territorio come la neonata Rete per l’Autorganizzazione Popolare, ai movimenti studenteschi che difendono il diritto allo studio…

Questa è la proposta. Chi ci sta batta un colpo (o lasci un commento).

Mattia Nesti.

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