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Lula vuole incontrare Obama per discutere sull´America Latina

Il Ministro degli Esteri brasiliano, Celso Amorim, ha informato ieri (14/08/09) durante una breve visita alla capitale peruviana Lima, che il presidente Luiz Inácio Lula da Silva desidera incontrarsi per discutere con il suo collega statunitense, Barack Obama, su temi regionali, come quello del malessere scaturito dalla presenza militare degli USA in Colombia e dalla crisi politica in Honduras.

“C´é l´intenzione di conversare [con Obama] su questi temi”, ha dichiarato Amorim, prima di chiarire che la riunione bilaterale “ancora non é stata sollecitata formalmente”. “Siamo giá entrati in contatto con alte sfere del governo statunitense e c´é l´interesse di conversare su temi regionali”, ha aggiunto il ministro brasiliano in una conferenza stampa, dopo aver siglato insieme al suo collega peruviano, José Garcia Belaunde, diversi accordi di cooperazione nelle regioni di frontiera comune.

A Lima il ministro brasiliano ha ripetuto che la presenza statunitense in Colombia “é un tema che preoccupa molti paesi” della regione, ma ha fatto presente che il Brasile é disposto ad ascoltare gli argomenti degli USA.

Se approvato, l´accordo permetterá agli USA di mantenere 1.400 persone, tra militari e civili, in basi nella Colombia, nei prossimi 10 anni. I due alleati affermano che l´accordo non é nuovo, ma solo un´estensione dell´accordo di lotta al narcotraffico e alle FARC, denominato Piano Colombia, e argomentano che tutte le basi resteranno sotto il controllo colombiano.

Nel frattempo l´accordo ha fatto sorgere tensioni e questionamenti su di una possibile corsa agli armamenti nella regione. In Brasile, l´argomento ha generato una peculiare sfiducia dopo che si é confermata l´informazione che gli aerei statunitensi che opereranno nella base di Palanquero, nel centro della Colombia, posseggono un raggio di azione molto superiore al necessario per la lotta al narcotraffico.

Il ministro degli esteri brasiliano ha rivendicato che, nel caso si abbia proprio l´intenzione di rafforzare la presenza militare, la stessa non sia “sproporzionata”, ed ha richiesto che ci siano “garanzie giuridiche che tali soldati e strutture non siano utilizzati in maniera da compromettere la sicurezza di altri paesi”.

Il presidente del Venezuela, Huga Chávez, era arrivato a dichiarare, lunedí 10/08/09, nella cupola della Unasul (Unione della Nazioni Sud-Americane) in Quito, che la presenza militare degli USA in Colombia “puó generare una guerra in America del Sud”, ed ha affermato che il suo paese si sta preparando perché si sente “nella mira”. “Attendo al mio obbligo morale di avvisare: venti di guerra cominciano a soffiare”, ha dichiarato Chávez.

Honduras

Sulla deposizione del presidente Manuel Zelaya in Honduras, il ministro degli esteri Amorim ha sottolineato che “senza dover mettere in atto nessun tipo di intervento e con il benestare dell´OEA (Organizzazione degli Stati Americani), gli USA hanno piú potere di qualsiasi altro paese per convincere il governo golpista”. “C´é un ovvio interesse nel restaurare la democrazia in Honduras”, ha detto Amorim, ripetendo ció che aveva dichiarato dopo una riunione con il proprio Zelaya, in Brasilia, mercoledí scorso (12/08/09).

Gli USA, che giá hanno tagliato fondi destinati all´Honduras, hanno annunziato che prevedono di eliminare altri 25 milioni di dollari in assistenza, oltre a mantenere la proibizione alla concessione del visto diplomatico a membri del governo golpista, ma si negano ad adottare “sanzioni economiche soffocanti”. Gli USA rispondono per il 40,6% delle esportazioni honduregne.

La scorsa settimana il ministro degli esteri Amorim aveva chiesto all´assessore alla sicurezza nazionale della Casa Bianca, il generale Jim Jones, in un colloquio in Brasilia, che gli USA blocchino i conti bancari di Micheletti e aumentino l´asfissia economica al governo golpista. Nel giorno seguente, peró, il presidente Barack Obama ha detto che trovava “ironico” che le nazioni che “criticavano l´ingerenza degli USA in America Latina stiano reclamando adesso che il paese non interferisce sufficientemente”.

Negli ultimi giorni Obama ha ripetuto in varie occasioni che appoggia il ritorno di Zelaya al potere, ma, in intervista di venerdí scorso (07/08/09) ha affermato che non é in grado di “premere un bottone e rimetterlo al suo posto”.

Folha Online dalla France Presse, Lima, 14/08/2009 – 18h09

Fonte: http://www1.folha.uol.com.br/folha/mundo/ult94u609881.shtml

Traduzione: Alessandro Vigilante

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