Thursday 09 February 2012, 08:43

Su la testa!

bob_dylan In questo ferragosto, che io vivo invece in un gradevolissimo inverno tropicale nel sertão brasiliano, non posso fare a meno di pensare a due episodi che leggo sui giornali.

Due notizie, distanti nei luoghi e – apparentemente sembra – senza nessun nesso, mi fanno riflettere su come siano cambiati profondamente i rapporti sociali e addirittura culturali a causa della perdita evidente di egemonia , dopo quasi trent´anni di restaurazione neoliberista, dell´ideologia libertaria che ebbe origine nel fatidico ´68.

Su Repubblica é riportata la notizia, divulgata da Cnn e Daily Telegraph, dell’“arresto” di Bob Dylan.

La notizia dice cosí: Agente ferma un "eccentrico". Sorpresa: "E’ Bob Dylan". Il cantante stava passeggiando senza documenti a Long Branch, nel New Jersey. La donna poliziotto, 24 anni, lo ha riportato in albergo e lì si è arresa all’evidenza. Quando quel tizio le dice il suo nome, la giovane poliziotta americana aggrotta la fronte. Possibile che sia davvero Bob Dylan? Decide quindi di fermare quel "vecchio eccentrico" che passeggia sotto la pioggia per le vie di Long Branch. Quando poi arrivano all’hotel indicato dall’uomo, la sorpresa: "Sì, è proprio Bob Dylan".
Il cantautore stava girando per la città senza documenti in tasca. Finché non si è fermato davanti a una casa in vendita, avvicinandosi alle finestre per dare un’occhiata all’interno. Una scena osservata con attenzione dai vicini che hanno avvertito la polizia. E qui è entrata in scena l’agente Kristie Buble, 24 anni, che non potendo identificare il "sospetto" lo accompagna all’albergo da lui indicato, dove finalmente si accerta dell´illustre identitá.
Dylan comunque non sembra essersela presa più di tanto. Alla domanda sul perché stesse camminando sotto la pioggia, ha risposto: "Avevo voglia di fare una passeggiata".

Ecco appunto: oggi una passeggiata sotto la pioggia é diventata “sospetta”. Nella babilonia metropolitana non ti puoi permettere neanche di essere un bob dylan qualsiasi. E mi rivengono in mente i Nomadi di “Come potete giudicar” o i Rokes di “Ma che colpa abbiamo noi”.

Insieme a Dylan, in questi giorni sta crollando un altro mito. E questo é molto piú duro e indigesto da ingoiare, e cioé che nei luoghi politici della “sinistra” é impensabile che possano accadere episodi di violenza sessuale sulle donne.

E invece, dopo le indagini sul segretario del circolo romano del PD per stupri seriali, veniamo a conoscenza del fatto che anche in un circolo arci un gruppo di “compagni” (?) ha compiuto l´orrendo atto della violenza del branco. Per un compagno come me, é come sapere che la mia donna mi ha tradito e per di piú a casa nostra e nel nostro letto matrimoniale.

Non credo che i valori con i quali si sono formate le nostre generazioni della fine del secolo scorso meritino di essere sovvertiti e vilipesi nella forma in cui ció avviene attualmente; anche se l´indignazione rispetto ai due episodi sopra citati assume sicuramente il suo lato piú serio nel caso degli stupri.

Credo si faccia poco per riscattare i valori fondamentali della cultura libertaria, quelli basici che uniscono le varie correnti di pensiero e di prassi intrecciatesi “a sinistra” nella nostra societá dal ´68 in poi.

Le divisioni di partito, i cavilli ideologici, oppure il riflusso rinunciatario, ci hanno “stracciato” a tal punto il corpo, l´intelletto e l´anima, che non percepiamo piú chi é il nostro vero nemico, che, come diceva Claudio Lolli in “Disoccupate le strade dai sogni” nel 1977, “a volte cammina nelle nostre stesse scarpe”?

Il berlusconismo, la nuova-vecchia politica del puttaniere piace, perché in fondo in fondo siamo tutti un po´ peccatori. Ma questi campanelli di allarme dati dalle notizie citate dovrebbero risvegliarci la dignitá di essere fatti, forse non di ferro, ma di una “pasta” umana meno stantia.

Ognuno ed ognuna cerchi e compia a suo modo le forme di tale riscatto, ma lo faccia ora, prima che i nostri propri figli ci trattino da dylan straccioni o, peggio, ci coinvolgano in questa nuova Saló-Sodoma del trionfo del potere del maschio “adulto”, bianco, eterosessuale, ricco, bello e… “irresistibile”.



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RSS Feed for This Post 29 Commenti

  1. alessandro bruschi | 19 agosto 2009 10:39 | Rispondi

    E’tragicamente vero quello che dici.E’ una dolorosa difficoltà cercare di trasmettere ai figli,ai più giovani i valori che,come persona di sinistra,mi appartegono.In questo contesto dove è il più forte e più furbo che vince sempre,non importa come,dove i modelli sono quelli che vediamo intorno, è una battaglia giornaliera parlare di pace, solidarietà,uguaglianza,onestà,resistenza,ambiente,lavoro…Quello che mi spaventa ancora di più e vedere questo “contagio” anche nelle vecchie generazioni,quelle che hanno vissuto la guerra,il primo dopoguerra,che dovrebbero aver maturato un esperienza perlomeno personale o familiare delle conseguenze della mancanza di certi valori nella società,perlomeno uno spirito critico..invece plaudono ai pacchetti “sicurezza”,e si bevono tutta questa cultura che in passato hanno già vissuto.Con tutte le conseguenze che la storia ci insegna.

  2. Alessandro Vigilante | 19 agosto 2009 20:08 | Rispondi

    Alessandro, ti ringrazio del commento e ti dico che la mia sensazione rispetto alle generazioni che tu indichi come “quelle che hanno vissuto la guerra, il primo dopoguerra” non é di spavento, ma di tristezza. Perché mi rendo conto che molti, moltissimi, non sono gli ex-democristiani o gli ex-piúdidestraancora, ma il bacino sociale che votava “a sinistra”.
    Io ho militato dal 1986 al 1996 in partiti della sinistra (PCI e PRC) e sono stato cane sciolto solo prima e dopo queste date, quindi sono triste perché mi sento responsabile di non aver valutato che il fracasso della “nostra” politica avrebbe poi generato cotali “mostri”.
    Diciamocelo, io lo vedo addirittura con alcuni parenti: quelli che per 30, 40 anni hanno espresso opposizione al regime che era democristiano, quando é arrivato il momento del governo “con” le sinistre, si sono sentiti sempre piú traditi dall´incapacitá a promuovere un minimo progetto popolare che ci potesse distinguere da quel trentennio (ma come fare se i democristiani sono diventati alleati?) e adesso, acriticamente, gliela (ce la) stanno a far pagare.

  3. mirko77 | 20 agosto 2009 16:04 | Rispondi

    Definire compagni quelli del PD è un po’ azzardato. Al di là dei singoli casi, va detto riprendendo il ragionamento di Alessandro Vigilante che il crollo del muro e del blocco comunista ha POLVERIZZATO l’unica alternativa al momento esistente ad un sistema capitalista liberista. Insomma oggi senza comunismo si sta peggio e non sono io a dirlo, ma la storia. Da dopo il 1989 si sono andati sgretolando tutti gli ideali, i diritti e la cultura che qualcosa di buono avevano portato. Con il declino dell’URSS e della maggioranza dei partiti comunisti mondiali abbiamo avuto la nascita di partiti come il PD in ogni paese europeo. Abbiamo avuto come leader Veltroni, D’Alema e Fassino tutti CORRUTTIBILI (il sistema di potere li ha portati a predominare sugli ideali e la moralità, non a caso Berlinguer pose la questione morale nel PCI). Insomma finalmente il blocco sovietico precipitava nell’oblio e il mondo invece di andare avanti si è visto retrocesso fino alle leggi raziali del 1930 di fascista memoria. Sono comunista, ma non voglio fare la difesa del comunismo. Dico solo che almeno prima avevamo delle alternative che hanno prodotto il ’68 e i movimenti operai e dei diritti. Oggi al massimo abbiamo 7 gladiatori disperati e disorganizzati in cima al Colosseo. Quel che mi dispiace è che il sistema comunista ha salvato il capitalismo dal collasso introducendo la presenza massiccia dello Stato nell’economia. Più stato, meno privato. Non a caso nel mondo per uscire da questa micidiale crisi si stanno adottando sistemi ispirati al socialismo (con tutti i dovuti paragoni). Anche Tremonti si è trovato costretto a dire più Stato e meno mercato. Non a caso la crisi del ’29 creata da politiche liberiste si superò adottando formule di ispirazione comunista.
    In tutto questo trovo colossale la grande battaglia rivoluzionaria che sta tentando Cuba contro il sistema capitalistico. Speriamo che dia origine a qualcosa di nuovo e che riconsegni ai popoli il diritto al futuro.
    Ciao a tutti!

  4. Alessandro Vigilante | 21 agosto 2009 00:04 | Rispondi

    Rispondo a Mirco77 in due commenti perché il testo é un poco lungo.

    Prima parte.

    Mirco77, anche l´autore del testo si autodefinisce comunista, anche se é sempre piú necessario ridefinire insieme, noi sedicenti comunisti, cosa intendiamo con questo appellativo. Quale comunismo, o meglio quali comunismi, auspichiamo e, soprattutto, che é la cosa piú importante, con quali fondamenta strategiche, voglio dire “in che modo”. Troppo spesso nel passato, d´accordo sul “che cosa” etico, ci siamo contaminati nella lotta con chi non ha capito che é altrettanto importante il “come” estetico. Tanto per ricordare le piaghe sempre aperte, anche tra i “compagni”, del macchiavellico fine che giustifica i mezzi.
    Ed é per questo che, nonostante concordo con il tuo commento, mi permetto di segnalare proprio il punto su cui sarebbe interessante discutere un po´ di piú. Secondo me non era l´esistenza in sé dell´URSS che ha concretizzato quelle “alternative che hanno prodotto il ’68 e i movimenti operai e dei diritti” come dici tu, ma é stata invece la rivoluzione libertaria del ´68 (con il sorgere dei bisogni dei soggetti e della voglia di autonomia e autogestione), insieme ai movimenti operai e dei diritti a produrre alternative che aiutavano a superare la stagnazione evidente del progetto “comunista” dell´URSS.

  5. Alessandro Vigilante | 21 agosto 2009 00:05 | Rispondi

    Seconda parte.

    Mi ricordo di una intervista di Pintor degli anni settanta, nella quale alla domanda su cosa pensasse della crisi e del conflitto a sinistra tra i partiti storici e parlamentari (all´epoca PCI, PSI) e la miriade di frange extraparlamentari soprattutto giovanili dell´epoca, lui rispose con una metafora sulle acque. Pintor ha paragonato quelle forze giovanili che immettevano nuove acque, fresche di sorgente, nella corrente della lotta, ad un ruscello che poteva rinvigorire il grande fiume delle forze popolari. Solo che se i bacini consolidati dei partiti della sinistra storica non avessero riconosciuto l´importanza di quel contributo e, isolando e rifiutando quell´apporto di nuove acque, le avessero costrette ad impaludarsi in lande frammentate e disunite, lontane dalla societá e dalle classi lavoratrici, le stesse, da freschi ruscelli, si sarebbero trasformate i fetidi pantani. Metafora profetica del terrorismo e del riflusso.
    Insomma, per me la lotta é piú culturale che politica. Con la politica istituzionale possiamo prendere il potere statale, ma lo stato giá non comanda quasi piú niente… e poi la struttura fondante dello stato é borghese e quindi, anche se lo gestisci (amministri), ti ingessa qualsiasi velleitá popolare. Te lo dico anche se ho il piacere di lavorare per uno stato “di sinistra” (Bahia, Brasile). Cerchiamo di fare arrivare le risorse delle adeguate politiche pubbliche a chi ne necessita, ma la struttura burocratica statale crea ostacoli immani. Ci dobbiamo inventare l´inverosimile e devi lavorare duro, sabati, domeniche, natali e capodanni se vuoi che i soldi arrivino dove dovrebbero e dove il popolo ha deciso.

  6. alessandro bruschi | 21 agosto 2009 10:52 | Rispondi

    E infatti malgrado i sondaggi,non sempre la politica di Lula,malgrado io lo valuti positivamente(magari averne in Italia),ha avuto sempre l’apprezzamento degli strati popolari,vedi la riforma delle pensioni.Quando vinse le elezioni,in quel contesto,e il “programma” elettorale era “3 pasti al giorno per ogni brasiliano”era già di per sè rivoluzionario.Per la sinistra comunista italiana era già un utopia poter condizionare il governo Prodi che invece ha sempre agito per i soliti poteri forti.Forse avrebbero dovuto agire non appena l’azione del governo non realizzava il programma scritto(che già era frutto di un compromesso)e lì,in quel momento,unire la sinistra “radicale”e cercare di portare il governo dalla parte giusta.Ora con l’aiuto di Veltroni,si è polverizzato quel poco di buono che c’era e penso si sia realizzato un ciclo di riflusso,partito dagli anni 80 con Craxi,fino allo squallore politico e culturale di adesso.

  7. mirko77 | 21 agosto 2009 17:03 | Rispondi

    Alessandro, non condivido 2 punti del tuo ragionamento. Il primo è attribuire a livello mondiale i meriti della rivoluzione del ’68 contro quelli della rivoluzione d’Ottobre. Credo che pari alla rivoluzione d’Ottobre ci sia solo la Rivoluzione Francese e successivamente quella cubana. Il ’68 per me è stato un grande fallimento dato che secondo me i sessantottini hanno fatto (e qui vengo al secondo punto) della loro battaglia solo la questione culturale abbandonando quella politica. La cultura è FONDAMENTALE, ma di più la POLITICA. Se si va al governo e si ottiene la maggioranza il compito dei comunisti è rendere più forte lo stato quindi dire che lo stato è debole e si debba fare la battaglia a livello culturale la trovo già una Waterloo. Ritengo che qualsiasi comunista nel mondo debba per forza di cose analizzare cosa sia stato l’URSS per il progresso dei diritti nel mondo. Il ’68 è una conseguenza della rivoluzione d’Ottobre. Senza la nascita MATERIALE della lotta di classe nel 1917 e del consolidamento dei diritti oggi non avremmo avuto il ’68 e tutte le lotte sindacali. Senza l’URSS non vi sarebbe stato il PCI e senza il PCI oggi in Italia non si avrebbe il contratto unico di lavoro e altre mille cose. E non dimentichiamoci che senza Stalingrado oggi non avremmo neppure una briciola di “democrazia” e saremmo sotto l’egida fascista. Gli operai di tutto il mondo si ispirarono ai metodi di lotta bolscevichi. Il ’68 non produsse alternative nel mondo se non qualche canzone e un senso comune di peace & love. L’URSS crollò perché il PCUS non seppe arginare quegli individui che bramavano il potere. Gorbaciov fu l’ultimo dei venduti.. Fidel Castro a Cuba ha capeggiato il partito comunista con pugno di ferro e oggi possiamo essere soddisfatti del suo risultato. A Cuba chi brama il potere viene “fatto fuori” e ricordo il caso di un grande rivoluzionario che si ammanigliò con la mafia americana per commercio di cocaina.
    Saluti Comunisti!
    Mirko

  8. Alessandro Vigilante | 21 agosto 2009 23:37 | Rispondi

    Caro Mirko, se la tua analisi é proprio quella che scrivi qui… spero risulti cosí “rigida” per questioni di spazio.
    Il “comunismo” che mi pare auspichi é quello “classico” del secolo (o meglio, millennio) scorso.
    Sembra che tutta la cultura libertaria e partecipativa che é scaturita dai movimenti dal ´68 in poi non abbia molta importanza per te che, mi sembra, hai ancora una visione un poco “militare” dell´impegno di lotta comunista e, soprattutto, un poco troppo eurocentrica. E poi sembra che i Forum Sociali Mondiali e la necessitá di articolarsi in rete e le lotte globali non ti abbiano scalfito nemmeno un po´ le convinzioni bolsceviche, magari del centralismo democratico.
    Io sono per un comunismo che diverte la gente e che rispetta le molteplici sfumature culturali ed antropologiche esistenti sul pianeta, oltre che la sostenibilitá ambientale.
    L´umanitá non é di ferro, la conquista del potere statale o di altra istituzione con la forza non é all´ordine del giorno, ed io spero che non lo sará mai piú. Basta guerre sul pianeta. Basta pugni di ferro, voglio pugni chiusi di carne partecipativa del popolo e non pugni di ferro di grandi condottieri comunisti.

  9. Alessandro Vigilante | 22 agosto 2009 00:30 | Rispondi

    Aggiungo una poesia che mi accompagna e mi piace, per mostrare la mia percezione della lotta di liberazione dei popoli. Io credo che é necessario essere radicali, alla maniera di come indicava il pedagogo e filosofo Paulo Freira, cioé radicali nella forma (nell´estetica della lotta, nel “come” fare) e non “troppo” radicali nei contenuti (i fini, l´etica), se no continueremo a sbranarci tra di noi sfruttati su concetti e valori che hanno acquisito una complessitá globale e non sono tutti riconducibili all´unica contraddizione Capitale/Lavoro, che pur rimane centrale.

    Per quelli che verranno

    Siccome so poco e sono poco,
    faccio il poco che mi compete
    dandomi per intero.
    Sapendo che non vedró
    l´uomo che voglio essere.

    Giá ho sofferto abbastanza
    per non ingannare nessuno:
    soprattutto quelli che soffrono,
    nella propria carne, gli artigli
    dell´oppressione, e neanche lo sanno.

    Non possiedo il sole nascosto
    nelle mie tasche di parole.
    Sono semplicemente un uomo
    per il quale la prima e desolata
    persona del singolare,
    giá é andata smettendo,
    lentamente, sofferta,
    di esistere, per trasformarsi,
    con molta piú sofferenza,
    nella prima e profonda persona
    del plurale.

    Non importa che sia doloroso: é tempo
    di avanzare mano nella mano
    con chi va nello stesso percorso,
    anche se ancora stia lontano
    dall´apprendere a coniugare
    il verbo amare.

    É tempo soprattutto
    di smettere di essere appena
    la solitaria avanguardia
    di noi stessi.
    Si tratta di andare all´incontro
    (Dura nel petto, arde la limpida
    veritá dei nostri errori.)
    Si tratta di aprire il cammino.

    Quelli che verranno, saranno popolo,
    e sapranno esserlo, lottando.

    Thiago de Mello
    (Poeta brasiliano legato ai movimenti popolari, soprattutto al Movimento dei Senza Terra)

    Traduzione dal portoghese: Alessandro Vigilante

  10. Annalisa Melandri | 22 agosto 2009 10:35 | Rispondi

    Ciao Alessandro,
    è da tempo che volevo dirtelo, mi fa un immenso piacere leggerti nuovamente qui. Un abbraccio!

  11. alessandro bruschi | 22 agosto 2009 11:24 | Rispondi

    Caro Mirco se da un certo punto di vista posso apprezzare la tua analisi penso,a mio modesto avviso,che dovresti cercare di aprire la tua visione oltre i dogmi un po vetero comunisti.Penso,credo come Alessandro Vigilante,che un pensiero comunista,perchè sopravviva e possa essere condiviso,deve necessariamente essere impregnato di tutto quello che di buono hanno prodotto i movimenti dal 68 a Seattle e dopo,e non sono solo canzonette(non sottovalutare troppo peace & love in questo momento sai che ci sono centinaia di conflitti in tutto il mondo).Ciò che la prima stagione di rifondazione aveva cercato di costruire.Cercare un alternativa al sistema capitalista compatibile con l’ambiente e con il sistema produttivo che lo sta distruggendo,che elimini lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo,ma che lo renda anche libero e soprattutto felice.Altrimenti non credo che tutto abbia un senso.Io non credo che ai tempi dell URSS tutti lo fossero,malgrado quanto di buono aveva prodotto quel sistema,almeno i primi anni.D’altra parte vediamo tutti oggi in Russia,quali personaggi erano in seno al PCUS da putin,eltsin,altro che Gorbaciov.Berlinguer lo aveva già capito negli anni 70.Certo i movimenti comunisti non possono prescindere dalla rivoluzione d’ottobre è vero,ma neanche fermarsi lì e dal resto che è accaduto.

  12. Alessandro Vigilante | 22 agosto 2009 17:16 | Rispondi

    Alessandro Bruschi mi ha dato lo spunto per una precisazione e mi scuso per la lunghezza del testo che occuperá due commenti.

    Prima parte.

    É comune, tra noi comunisti italiani o di paesi che non hanno fatto parte del Patto di Varsavia, quando si parla delle esperienze degli ex-paesi “comunisti” (soprattutto dell´URSS e dell´est europeo), riconoscere l´importanza storica fondamentale della Rivoluzione d´Ottobre, ma aggiungere (sottovoce) che forse in quelle societá non si era molto felici.

    Io ho avuto la fortuna di visitare negli anni 80 sia qualche paese dell´est che Cuba e credo che la felicitá sia una categoria molto complessa e diversificata nel suo significato in ogni cultura presente sul pianeta; per esempio, da sondaggio mondiale di qualche anno fa, pare che “il popolo piú felice” (cioé quello che ha una piú alta presenza di persone che si percepiscono “felici”) siano i brasiliani… e non solo da quando c´é Lula, il sondaggio era del 1997!

    Il problema del paradigma socio-politico instaurato nei paesi dell´ex-socialismo “reale” non credo sia stato la “mancanza di felicitá”, ma la mancanza di COINVOLGIMENTO, di partecipazione.

  13. Alessandro Vigilante | 22 agosto 2009 17:17 | Rispondi

    Seconda parte.

    In una situazione marcata dalla dialettica militare dei blocchi contrapposti, come era il mondo nel secolo scorso, non si poteva (forse) aprire piú spazi politici e sociali per fare in modo che una parte piú consistente partecipasse direttamente nelle decisioni e cosí le “avanguardie” avevano la responsabilitá di interpretare ció che era giusto fare.
    Oggi non é piú cosí, ed il ´68 ha contribuito molto nel diffondere una voglia di partecipazione “felice” e diffusa nelle lotte sociali e politiche.
    A me personalmente, mi rendevano “felice” le lotte, i cortei, le occupazioni, ma anche le relazioni che venivano intrecciandosi con i compagni (e le compagne), la nostra politica culturale, la musica, le attivitá che insieme realizzavamo e anche le canne che ci facevamo…
    Insomma, quando cresci partecipando in prima persona nel processo, ti senti vivo, gratificato e felice, mentre quando sei solo una “cinghia di trasmissione” del sistema, anche se fosse il sistema piú giusto e ugualitario, prima o poi ti “rompi le palle”.
    E poi, se commetti degli errori, apprendi in prima persona, riconosci le tue responsabilitá e non ti scagli contro qualcun´altro, sbranandoci tra sfruttati su quale sia la miglior forma di masturbazione ideologica.
    É ovvio che, se dobbiamo fare in modo che enormi masse di sfruttati ancora “ingenue” abbiano i requisiti (tecnici e critici) per pertecipare adeguatamente alle difficili scelte politiche e sociali, dovremo lottare ed avere pazienza per molti decenni ancora, ma non credo ci sia (per ora) altra scorciatoia “rivoluzionaria” di qual che sia “avanguardia” che ci venga a dire cosa é necessario per il popolo. Perché poi il popolo che non partecipa al processo in prima persona, prima o poi, si stufa ed i soliti marpioni prendono il potere. (Il fatto che a Cuba in 50 anni non siano apparsi marpioni é solo un´eccezione che confermerebbe la regola e dimostra l´importante peculiaritá di quell´esperienza da salvaguardare e rafforzare).

  14. Gennaro Carotenuto | 22 agosto 2009 18:49 | Rispondi

    Vedo con grande piacere che il sito va avanti anche senza di me!
    un abbraccio a tutti

  15. Annalisa Melandri | 22 agosto 2009 20:22 | Rispondi

    E che ti credevi???

  16. Annalisa Melandri | 22 agosto 2009 20:31 | Rispondi

    @Alessandro
    leggo un comunicato dei Sem Terra di un contadino ucciso ieri e diversi altri feriti nella zona del Rio Grande del Sud durante un’operazione della Brigata Militare. Hai altre notizie? Ci racconti qualcosa? Grazie.

  17. alessandro bruschi | 22 agosto 2009 22:01 | Rispondi

    E’certo che quando ho parlato di sinteticamente di”felicità”intendevo naturalmente anche partecipazione,socializzazione,comunicazione,che penso possano esserne parte,al di là delle definizioni personali del sentimento.A Cuba ho trovato la maggior parte della gente stupendamente “felice”,anche chi era duramente critico con il sistema o chi si sentiva di subire le “carenze”del sistema socialista.D’altra parte negli anni 80 nella ex cecoslovacchia non ho visto la stessa “felicità” nemmeno nella gioventù,ma anzi un diffuso senso di frustrazione perlopiu affogato nell’ottima birra.Condivido la tua analisi Alessandro,d’altra parte però non mi sento di affermare che i cubani si sentissero più partecipi e coinvolti e per questo quindi più felici dei cecoslovacchi.Non voglio però trascinare la discussione nella ricerca etimologica della parola felicità,anche perchè sarebbe noiosa non interessante almeno per me.D’altra parte,partiti da un Bob Dylan arrestato mi sembra che siamo andati a finire in filosofia-politica.Ma forse il bello è anche questo e ci rende un po felici ,no?

  18. Alessandro Vigilante | 23 agosto 2009 00:29 | Rispondi

    Alessandro, concordo con le tue sensazioni e mi spaventa quasi la coincidenza di nome, viaggi e… birre (Jugoslavia 71, Cecoslovacchia 81, Cuba 83, Jugoslavia e Ungheria 88).
    Sí, anche a Cuba non c´é forse quella partecipazione diffusa che auspichiamo, ma appunto sottolineavo che é un laboratorio interessante, perché forse la gente lí non partecipa direttamente alla politica istituzionale, ma “si sente sempre partecipe” della comunitá, della nazione; c´é uno spirito di appartenenza, un´identitá forte che unisce il popolo cubano, a livello culturale (!!!) piú che ideologicamente politico. Fidel non é amato perché comunista, ma perché ha contribuito a dare al popolo cubano una dignitá, una indipendenza ed una cultura di cui esso é fiero e spesso lo rende “felice”, forse perché sente che, nonostante le difficoltá, ha la possibilitá di definire (in parte) il proprio destino.

  19. alessandro bruschi | 23 agosto 2009 21:06 | Rispondi

    e infatti i cubani sono molto fieri e orgogliosi di esserlo.Anche chi non condivide il sistema socialista è impregnato di sano nazionalismo.Buon per te che condividi la vita con le persone statisticamente piu felici al mondo,certamente ne verrai contagiato, oltre agli stimoli positivi di lavorare per un governo come quello di Lula.C’è di che invidiarti un po,noi qui rincoglioniti dal caldo afoso,e da una realtà sociale che poco ci appartiene.

  20. mirko77 | 24 agosto 2009 14:32 | Rispondi

    Cari Compagni,
    mi sembra che abbiate capito male le mie riflessioni. Io sono un comunista che con orgoglio guarda il proprio passato e convintamente sostengo l’esperienza dell’URSS fondamentale e grandiosa. Definire se erano felici o meno è un concetto molto difficile da sviluppare e ce ne sarebbero di cose da dire. Qui nel nostro capitalismo siamo felici? Forse alcuni come me si, ma la maggioranza dei popoli soppressi che muoiono di fame no. Questo lato è molto complesso e lo eviterei. Che in URSS vi fossero problemi è ovvio. Quale sistema non ne ha! Sono dell’opinione che però secondo me, in quanto comunista, la via giusta fu quella intrapresa da Lenin e così via (escluso Gorbaciov). Quello era la via, ma non cadete nel banale pensando che sia l’unica via. Dai loro errori dobbiamo ripartire per costruire qualcosa di diverso come fanno appunto a Cuba. L’economia non ci si inventa, i problemi si risolvono di volta in volta. Anche Fidel l’ha sempre detto e molte volte ha dovuto cambiare la rotta. La mia era un’osservazione ad ampio respiro sulla questione comunista e sul suo impatto nel corso della storia. Mi sembra che ci abbiate visto più del dovuto. Io non sono affatto un compagno di ferro. E neppure ho la saccenza di ritenermi il comunista perfetto come troppi nei movimenti alla lotta comunista fanno. Io leggo la storia e ne ho dato un’interpretazione e sempre in quell’ambito ho dato la mia idea del ’68. Ritengo che a livello POLITICO abbiano fallito come detto sopra. Non ho detto che è stato inutile. La parte della musica e del peace & love a me piace e affascina molto, ma è diverso quando si parla di politica economica. Sono d’accordo con Vigilante sull’impatto della cultura, della musica e di altre cose come fondamento per le relazioni. Non mi sembra di aver detto che i forum siano inutili e neppure di non averli mai considerati. Queste sono parole di chi non ascolta, legge e vede oltre.

  21. mirko77 | 24 agosto 2009 14:55 | Rispondi

    Ho detto pugno di ferro su Fidel Castro non in termini di violenza e regime, ma in termini di forza e incorruttibilità delle idee. Quello che io volevo dire è che dobbiamo prendere l’esempio di Fidel che non si è mai venduto. Magari avrà commesso errori, ma l’ha fatto secondo i suoi principi comunisti. Chi esce dal binario e vende i suoi ideali va espulso.
    Quello che credo è che qualcuno abbia completamente travisato le mie analisi ipotizzando conseguentemente cose sul mio conto completamente inventate anche perché non HO MAI DETTO DI FERMARMI ALLA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE NE DI VOLERE LA VIA RIVOLUZIONARIA AI PROBLEMI SOCIALI.
    Saluti Comunisti!

    ps: condivido il problema del coinvolgimento del popolo alla vita dello stato e del comunismo.

  22. alessandro bruschi | 24 agosto 2009 22:13 | Rispondi

    Caro Mirco,non mi interessa scatenare polemica politica,soprattutto tra compagni come credo siamo,anche perchè condivido gran parte della tua analisi,non credo di averti travisato; e penso sia bene conservare le energie per arginare questa destra pericolosa.E’solo che i toni dei tuoi commenti sono stati duri nell approccio e negli aggettivi,come uno che non ha dubbi,solo certezze.Sono stato per 3 mesi a Cuba,con i cubani non da turista,e alcune delle mie certezze si sono appannate.Ho parlato con le persone,ho conosciuto gente che è stata sulla sierra maestra con Fidel,ho conosciuto un sacco di gente,anche perchè li è facile.La corruzione c’è anche lì malgrado sia duramente repressa,nella pubblica amministrazione,tra le forze dell’ordine,e Fidel e ora Raoul,stanno avviando una serie di “riforme”che spero non renderanno Cuba simile al Vietnam o peggio alla Cina.Tutto questo non mi ha fatto cambiare opinione su un esperienza rivoluzionaria straordinaria,che è sempre un mio punto di riferimento(non sto qui ad elencare i traguardi raggiunti dal socialismo Cubano perchè so che li conoscerai benissimo).Tuttavia alcuni aspetti ho dovuto rivalutarli coerentemente con me stesso e le mie idee politiche,.Ecco perchè,anche dopo questa esperienza,mi sento meno “ortodosso”e più aperto.Senza che i miei ideali ne abbiano risentito.Detto questo anch io ritengo la rivoluzione d ottobre un esperienza unica e grandiosa da Lenin (senza Stalin) fino a Gorbaciov e ho già spiegato cosa intendevo per “felicità”nell’URSS che certo manca anche qui oltre a tutto il resto.

  23. Alessandro Vigilante | 25 agosto 2009 00:04 | Rispondi

    Mirko, concordo anch´io con Alessandro e ribadisco: il “segreto della felicitá” é lottare CON il popolo e non PER il popolo.
    Il grado di ideologia e la radicalitá dei contenuti (in questa fase storica e forse sempre) non sono importanti quanto i valori, i principi e, soprattutto la prassi con i quali lottiamo, sui quali basiamo la nostra lotta.

  24. mirko77 | 25 agosto 2009 14:24 | Rispondi

    Compagni,
    quello che dico lo dico con decisione perché sono convinto di quello che dico. Essere convinti non significa essere ottusi o ortodossi. Io quello che dico non lo dico con incertezza, lo trovo poco serio. Non difendo per esempio delle questioni politiche se non sono convinto e informato dei fatti, se non ci ho riflettuto prima sopra. Sono convinto in quello che dico, ma sono aperto alle critiche. Quello che dite voi sul ’68 non lo condivido dal lato politico, ma sono pienamente d’accordo quando dite che il comunismo ha bisogno di essere migliorato anche perché il comunismo ha perso, è bene non scordarlo mai. Credo che la caduta del comunismo sia dovuta a se stesso per una bella fetta. Ma il punto della mia riflessione era che comunque il comunismo da Marx,Lenin (passando anche da Stalin :-) ),fino a Fidel e Chavez abbia cambiato in meglio le sorti del pianeta. Certo di difetti a palate, ma quello che ha comportato è di portata gigantesca soprattutto sui diritti e sulla coscienza di classe. Certo anche il comunismo ha peccato nei diritti quando doveva esserne il primo promotore, ma la portata storica è constatabile materialmente. Anche la rivoluzione francese fu violentissima, ma di lei ci si ricorda l’impatto visionario e non certo le teste tagliate. Il mondo l’hanno cambiato in meglio i comunisti!
    So bene che a Cuba non tutto funziona bene, basta leggere anche le parole di Fidel che non ha mai nascosto troppo i problemi a Cuba. Ho passato un po’ di tempo a Cuba pure io perché volevo capire dove stavano gli errori del sistema perché solo così potremmo aggiustare il tiro, proprio come fece il capitalismo sfruttando a suo favore elementi della tesi marxista.La partita a Cuba è aperta e credo che in primis un modo per non trasformarla come la Cina sia rafforzare il partito e nel modo in cui entrambi diciamo: pulizia e coinvolgimento del popolo alla vita del socialismo.
    Saluti Comunisti!

    Consiglio su Fidel il libro Intervista a due voci e il film Memorie Cubane

  25. mirko77 | 25 agosto 2009 14:36 | Rispondi

    Lottare CON il popolo è lottare anche PER il popolo, ma non è detto viceversa. Condivido. Il rischio è che col tempo i politici smettano di lottare con il popolo. Qui si deve lavorare soprattutto riuscendo a creare una classe dirigente che sappia mantenere alti i principi e sappia autoregolarsi. A Cuba stanno tentando con buoni risultati questa via. Purtroppo nulla è eterno.
    Tranquilli nessuna polemica. Ora come ora non è solo importante guardare il passato (per evitare futuri errori), ma anche il futuro e in questo orizzonte vedo l’unità della forze comuniste a livello italiano e internazionale. I comunisti si devono riorganizzare e riprendere in mano un’azione comune a livello mondiale.
    Saluti sempre Comunisti!

  26. alessandro bruschi | 25 agosto 2009 15:51 | Rispondi

    Speriamo Mirko,quello che vediamo ora però sono 4 o 5 partiti che si dichiarano comunisti e tutti insieme(ma non lo sono!) non farebbero un 5% in Italia.Perfino fuori dal parlamento!Mai successo nella storia italiana.E’stata l’ultima delusione per mio padre prima di morire,una vita nel PCI e poi in RC e poi vedere tutto il sacrificio e l’impegno sgretolato,in quest’italia di furbi e buffoni.Speriamo Mirco,ma c’è da ripartire da sottozero per ricostruire;la federazione mi sembra un buon inizio..

  27. Alessandro Vigilante | 25 agosto 2009 17:57 | Rispondi

    Caro Mirko, tutto bene, non ho intenzione di fare polemiche sterili, ma:
    1) tu dici: “il comunismo ha perso”, per me sono i comunisti, le persone, che hanno fatto errori e devono riqualificare l´ideologia e contestualizzarla, il campo delle ideologie non é una partita di calcio, le ideologie non perdono…
    2) tu dici: “si deve lavorare soprattutto riuscendo a creare una classe dirigente che [...] sappia autoregolarsi.”. Io ribadisco invece che bisogna lavorare affinché NON esista una “classe dirigente”, ma il popolo abbia spazio, voce e potere per evitare che la “classe dirigente”, come sempre poi, si autoregoli fin troppo.

    Insomma, le certezze mi fanno un po´ paura… forse non sono serio come i fermamente convinti desidererebbero, ma… non ci posso fare niente se la vita mi ha insegnato che quando ero troppo certo non crescevo e non me ne accorgevo, cosí ho preso un bel po´ di schiaffi in faccia dalla realtá storica…

  28. mirko77 | 26 agosto 2009 08:48 | Rispondi

    4 o 5 tra i più noti. Poi approfondiamo lo sguardo e ci troviamo sommersi di decine e decine di associazioni o partitini quali lotta comunista, CARC, PCMLI e così via. Un delirio totale. Credo che si debba ripartire per l’unità dai partiti più grossi perché questi (nonostante clamorosi errori) hanno una struttura organizzativa ben radicata (ovviamente a livello dirigenziale vanno ricostruiti). Ovviamente il partito nuovo se nascerà dovrà essere con simbolo nuovo (sempre falce e martello).
    Sul fatto che non vi debba essere classe dirigente non condivido perché trovo impossibile che il popolo possa dirigere un partito. Non lo capisco, ne lo comprendo. La classe dirigente non deve essere composta da elitari, ma da persone del popolo. Occorre ricambio ovvero scaduti i 2 mandati a casa e si retrocede dando spazio agli altri. Trovo ingestibile un partito senza classe dirigente, mica si può chiamare tutti gli iscritti ogni volta che c’è una riunione da fare? Che polverone si alzerebbe. Inoltre ritengo che i quadri politici debbano essere preparati e per questo trovo fondamentale che un partito faccia al suo interno anche scuola come la facevano nel PCI. Avere idee giuste e chiare non sempre è sinonimo di capacità politiche. Quando ti ritrovi nei consigli comunali o nei comitati centrali non è facile muoversi.
    Quando ho detto che il comunismo ha perso ovviamente non ho messo in croce l’ideale, ma gli uomini che col tempo l’hanno mandato a puttane…mi sembrava ovvio.
    Se Togliatti avesse visto il futuro credo avrebbe fatto prendere in mano le armi ai partigiani (scherzo).
    Quando il comunismo esce da una sconfitta così epocale è normale che la fase successiva vi siano problemi di questo tipo ovvero frammentazioni e sbandamento ideologico. Storicamente è sempre stato così. Proprio perché sappiamo questo dobbiamo andare avanti e stringere i denti. Se ci allontaniamo lasciando da soli gli altri compagni per noi sarà sempre più dura.

  29. mirko77 | 26 agosto 2009 08:59 | Rispondi

    Caro Vigilante,
    credo che tu continui a travisare le mie parole. Quando parlo di certezza di quel che si dice mi riferisco al fatto che se dico qualcosa almeno ne sono convinto, ci credo e ci ho ragionato sopra. Non dico una cosa di cui sono in forse. Te non dici l’acqua è asciutta e poi non ne sei convinto. La convinzione di quel che si dice non ha rilevanza con le incertezze che gli ideali possono portare nel futuro. Io sono certo che il comunismo sia il superamento del capitalismo, ma non so se l’uomo riuscirà mai a realizzarlo. Sono qui proprio per far ciò.

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